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Quando si legge la bolletta, o si confrontano le offerte e le tariffe dei diversi operatori, si tende a dare per scontato che l’energia sia espressa in kWh, ovvero in kilowattora, e in alcuni casi anche in kW. Per esempio, si parla di kW di energia, di potenza impegnata o di potenza disponibile, oppure di kWh consumati e risparmiati, o ancora in riferimento alla tensione elettrica e ad altri concetti tecnici.


Forse, però, ci si chiede molto di rado che cosa significa in concreto “kilowattora”. Per questo, ecco una delle nostre guide dedicata all’unità di misura dell’energia elettrica, alla differenza fra kWh e kW, e ai costi del kWh nel mercato energetico.

 

Come si misura l’energia elettrica

L’energia elettrica erogata dalle società di fornitura in abitazioni e aziende si misura in kW, e il consumo della stessa energia si esprime invece in kWh.


Per quanto riguarda la prima misura, chiunque abbia un po’ di dimestichezza con la lettura della bolletta avrà sicuramente notato che il kW esprime due differenti valori: la potenza impegnata e la potenza disponibile. Sono entrambi modi per misurare l’energia elettrica, ma che cosa significano esattamente?


Il valore della potenza impegnata indica il limite della potenza scelta dal cliente in fase di sottoscrizione del contratto, la quantità di energia massima teorica che verrà erogata nella sua abitazione o nella sua azienda.


I consumatori possono infatti scegliere una potenza standard e poi, a piacere, richiedere di diminuire o aumentare la potenza impegnata, a seconda delle proprie esigenze, delle dimensioni della casa ecc., presentando semplicemente domanda al proprio fornitore.


La potenza impegnata, però, è solo un criterio teorico: la potenza disponibile, infatti, è il corrispondente pratico di quella impegnata, ed è leggermente più elevata, così da garantire una soglia di tolleranza minima e non far scattare subito il contatore.


La formula per il calcolo, in media, della potenza disponibile si ottiene aggiungendo il 10% alla potenza impegnata: così, se il consumatore ha scelto per contratto di impegnare 3 kW, può salire fino a una capacità di 3,3 kW senza veder saltare la luce.


Si può anche ricordare, poi, un altro modo per misurare la potenza in kW, ossia la potenza istantanea. La potenza istantanea non è altro che l’energia consumata in quel preciso momento in tutta la casa, che si ottiene sommando il consumo in Watt di tutti gli elettrodomestici oppure, più semplicemente e con più velocità, leggendo quanto riporta il display del contatore elettronico.

 


Cos’è un kilowattora

Come abbiamo anticipato, il kilowattora è l’unità di misura utilizzata per esprimere il quantitativo d’energia erogato in un’ora dal contatore e, quindi, quantifica i consumi di energia elettrica dell’utente di una compagnia di fornitura.


Dal punto di vista teorico, corrisponde alla quantità di energia assorbita in un’ora da un apparecchio che ha una potenza di 1 kW (o 1000 W). Qualche esempio? Utilizzando per un’ora intera un aspirapolvere, un phon o un ferro da stiro da 800 W, verranno consumati 800 W, cioè 0,8 kW; se lo si usa per mezz’ora, i Watt consumati saranno 400; per due ore, invece, 1600, e così via. Ovviamente, il consumo degli elettrodomestici cambia a seconda della loro efficienza energetica e del loro rendimento, e può essere ridotto scegliendo quelli a risparmio energetico.


La formula di riferimento per calcolare il consumo in kWh, quindi, è molto semplice. Basta moltiplicare la potenza dell’elettrodomestico per uno, ossia per un’ora di tempo: riprendendo l’esempio precedente, si ottiene 0,8 kW x 1 h = 0,8 kWh. Se si vuole poi calcolare il consumo per mezz’ora, è sufficiente moltiplicare per 0,5; per un quarto d’ora, per 0,25, e così di seguito.


Dunque, si può dire che il kilowattora è il risultato della moltiplicazione delle due variabili tempo e potenza, ovvero dipende dalla potenza massima impiegata in base alla necessità e dal tempo in cui questa potenza viene sfruttata.


 

Differenze tra kW e kWh

Da quanto abbiamo detto, scendendo ora maggiormente nel dettaglio, si può comprendere con facilità la differenza tra il kW e il kWh.


In sintesi, il kW corrisponde alla quantità di energia prodotta da un motore elettrico di qualsiasi tecnologia, o consumata da elettrodomestici e altri dispositivi, mentre il kWh, come dice il nome stesso, è la quantità di energia consumata in un’ora (e quindi di energia riportata in fatturazione nello stesso intervallo o periodo di tempo).


Per essere più precisi, il kilowatt è l’unità di misura della potenza derivante dalla produzione di un motore elettrico, erogata nelle case dei clienti di un contratto di fornitura, e assorbita da tutti gli elettrodomestici e da ogni altro dispositivo elettrico presente.


La misura più importante in kilowatt nella bolletta è la potenza impegnata, che per la stragrande maggioranza delle utenze domestiche a livello nazionale è di 3 kW, sufficiente per gli usi più vari di una famiglia media (come il funzionamento, in contemporanea, di due elettrodomestici dal consumo moderato più il sistema di illuminazione ed eventuali altri dispositivi a basso consumo).


Per ogni esigenza, però, questa cifra può essere modificata, a scaglioni di 0,5 kW, a un costo molto basso. Si può passare a 2 o 2,5 kW per risparmiare elettricità, oppure si può aumentare a 3,5, 4 o 4,5 kW per poter utilizzare più elettrodomestici insieme. Il cambiamento può essere effettuato contestualmente a una voltura dell’utenza, oppure indipendentemente dalla stessa.


A questo punto, quindi, salta all’occhio la differenza con il kWh, che è un’unità di misura non della potenza, ma del consumo di questa stessa potenza nell’unità di tempo.


Come abbiamo anticipato, quindi, se un elettrodomestico richiede una potenza di 2 kW in un’ora di tempo, significa che ha un consumo di 2 kWh, secondo la semplice formula di conversione: 2 kW x 1 h = 2 kWh.


 

Costi e vantaggi del kWh

A questo punto, ci si può chiedere quali sono i costi di un kWh consumato, e come si ripercuotono sull’importo pagato in bolletta.


La quantità di energia erogata, calcolata in kWh, compone infatti soltanto una determinata quota del totale pagato dai consumatori. Nello specifico, il prezzo dell’energia elettrica è ripartito in questo modo:


  • spese per trasporto e gestione del contatore: è una tariffa fissata da ARERA (Autorità di regolazione energia reti e ambiente), uguale per tutti i fornitori, e corrispondente ai costi sostenuti per il trasporto dell’energia e la gestione, da remoto o con interventi fisici, del contatore della luce;
  • spese per oneri di sistema: sono gli altri costi legati all’attività del gestore della rete elettrica, e anche in questo caso vengono stabiliti a periodi regolari da parte dell’Autorità, e non cambiano tra le diverse aziende di fornitura;
  • tasse, tra cui l’IVA, l’accisa regionale ecc.;
  • spesa per la materia prima dell’energia: è la componente calcolata in kWh, e su cui effettivamente il fornitore ha un potere di modifica, in quanto in essa vengono compresi sia i costi puri dell’energia sia le percentuali dovute per la sua vendita e la sua commercializzazione.


Quindi, il costo della materia prima espresso in € per kWh è il parametro principale da tenere sott’occhio per scegliere la bolletta più conveniente.


Tale prezzo, naturalmente, può variare di molto in funzione di moltissimi fattori. Innanzitutto, cambia dal mercato libero al servizio di maggior tutela. In quest’ultimo caso, prendendo come esempio i prezzi ARERA del primo trimestre 2020, la corrente elettrica costava 0,027 €/kWh per la tariffa monoraria, e rispettivamente 0,029 €/kWh e 0,026 €/kWh per le due fasce di consumo principali nella tariffa bioraria.


All'interno del mercato libero, i prezzi variano ulteriormente a seconda dei fornitori e delle diverse offerte, degli sconti, dei bonus, degli incentivi e delle agevolazioni applicate (come accade per il consumo del gas).


Uno dei vantaggi del mercato libero consiste proprio nella possibilità di poter scegliere in autonomia la tariffa col prezzo per kWh più conveniente e più adatto alle proprie esigenze di consumo, come riportato nel preventivo di ogni offerta.

Quando si legge la bolletta, o si confrontano le offerte e le tariffe dei diversi operatori, si tende a dare per scontato che l’energia sia espressa in kWh, ovvero in kilowattora, e in alcuni casi anche in kW. Per esempio, si parla di kW di energia, di potenza impegnata o di potenza disponibile, oppure di kWh consumati e risparmiati, o ancora in riferimento alla tensione elettrica e ad altri concetti tecnici.


Forse, però, ci si chiede molto di rado che cosa significa in concreto “kilowattora”. Per questo, ecco una delle nostre guide dedicata all’unità di misura dell’energia elettrica, alla differenza fra kWh e kW, e ai costi del kWh nel mercato energetico.

 

Come si misura l’energia elettrica

L’energia elettrica erogata dalle società di fornitura in abitazioni e aziende si misura in kW, e il consumo della stessa energia si esprime invece in kWh.


Per quanto riguarda la prima misura, chiunque abbia un po’ di dimestichezza con la lettura della bolletta avrà sicuramente notato che il kW esprime due differenti valori: la potenza impegnata e la potenza disponibile. Sono entrambi modi per misurare l’energia elettrica, ma che cosa significano esattamente?


Il valore della potenza impegnata indica il limite della potenza scelta dal cliente in fase di sottoscrizione del contratto, la quantità di energia massima teorica che verrà erogata nella sua abitazione o nella sua azienda.


I consumatori possono infatti scegliere una potenza standard e poi, a piacere, richiedere di diminuire o aumentare la potenza impegnata, a seconda delle proprie esigenze, delle dimensioni della casa ecc., presentando semplicemente domanda al proprio fornitore.


La potenza impegnata, però, è solo un criterio teorico: la potenza disponibile, infatti, è il corrispondente pratico di quella impegnata, ed è leggermente più elevata, così da garantire una soglia di tolleranza minima e non far scattare subito il contatore.


La formula per il calcolo, in media, della potenza disponibile si ottiene aggiungendo il 10% alla potenza impegnata: così, se il consumatore ha scelto per contratto di impegnare 3 kW, può salire fino a una capacità di 3,3 kW senza veder saltare la luce.


Si può anche ricordare, poi, un altro modo per misurare la potenza in kW, ossia la potenza istantanea. La potenza istantanea non è altro che l’energia consumata in quel preciso momento in tutta la casa, che si ottiene sommando il consumo in Watt di tutti gli elettrodomestici oppure, più semplicemente e con più velocità, leggendo quanto riporta il display del contatore elettronico.

 


Cos’è un kilowattora

Come abbiamo anticipato, il kilowattora è l’unità di misura utilizzata per esprimere il quantitativo d’energia erogato in un’ora dal contatore e, quindi, quantifica i consumi di energia elettrica dell’utente di una compagnia di fornitura.


Dal punto di vista teorico, corrisponde alla quantità di energia assorbita in un’ora da un apparecchio che ha una potenza di 1 kW (o 1000 W). Qualche esempio? Utilizzando per un’ora intera un aspirapolvere, un phon o un ferro da stiro da 800 W, verranno consumati 800 W, cioè 0,8 kW; se lo si usa per mezz’ora, i Watt consumati saranno 400; per due ore, invece, 1600, e così via. Ovviamente, il consumo degli elettrodomestici cambia a seconda della loro efficienza energetica e del loro rendimento, e può essere ridotto scegliendo quelli a risparmio energetico.


La formula di riferimento per calcolare il consumo in kWh, quindi, è molto semplice. Basta moltiplicare la potenza dell’elettrodomestico per uno, ossia per un’ora di tempo: riprendendo l’esempio precedente, si ottiene 0,8 kW x 1 h = 0,8 kWh. Se si vuole poi calcolare il consumo per mezz’ora, è sufficiente moltiplicare per 0,5; per un quarto d’ora, per 0,25, e così di seguito.


Dunque, si può dire che il kilowattora è il risultato della moltiplicazione delle due variabili tempo e potenza, ovvero dipende dalla potenza massima impiegata in base alla necessità e dal tempo in cui questa potenza viene sfruttata.


 

Differenze tra kW e kWh

Da quanto abbiamo detto, scendendo ora maggiormente nel dettaglio, si può comprendere con facilità la differenza tra il kW e il kWh.


In sintesi, il kW corrisponde alla quantità di energia prodotta da un motore elettrico di qualsiasi tecnologia, o consumata da elettrodomestici e altri dispositivi, mentre il kWh, come dice il nome stesso, è la quantità di energia consumata in un’ora (e quindi di energia riportata in fatturazione nello stesso intervallo o periodo di tempo).


Per essere più precisi, il kilowatt è l’unità di misura della potenza derivante dalla produzione di un motore elettrico, erogata nelle case dei clienti di un contratto di fornitura, e assorbita da tutti gli elettrodomestici e da ogni altro dispositivo elettrico presente.


La misura più importante in kilowatt nella bolletta è la potenza impegnata, che per la stragrande maggioranza delle utenze domestiche a livello nazionale è di 3 kW, sufficiente per gli usi più vari di una famiglia media (come il funzionamento, in contemporanea, di due elettrodomestici dal consumo moderato più il sistema di illuminazione ed eventuali altri dispositivi a basso consumo).


Per ogni esigenza, però, questa cifra può essere modificata, a scaglioni di 0,5 kW, a un costo molto basso. Si può passare a 2 o 2,5 kW per risparmiare elettricità, oppure si può aumentare a 3,5, 4 o 4,5 kW per poter utilizzare più elettrodomestici insieme. Il cambiamento può essere effettuato contestualmente a una voltura dell’utenza, oppure indipendentemente dalla stessa.


A questo punto, quindi, salta all’occhio la differenza con il kWh, che è un’unità di misura non della potenza, ma del consumo di questa stessa potenza nell’unità di tempo.


Come abbiamo anticipato, quindi, se un elettrodomestico richiede una potenza di 2 kW in un’ora di tempo, significa che ha un consumo di 2 kWh, secondo la semplice formula di conversione: 2 kW x 1 h = 2 kWh.


 

Costi e vantaggi del kWh

A questo punto, ci si può chiedere quali sono i costi di un kWh consumato, e come si ripercuotono sull’importo pagato in bolletta.


La quantità di energia erogata, calcolata in kWh, compone infatti soltanto una determinata quota del totale pagato dai consumatori. Nello specifico, il prezzo dell’energia elettrica è ripartito in questo modo:


  • spese per trasporto e gestione del contatore: è una tariffa fissata da ARERA (Autorità di regolazione energia reti e ambiente), uguale per tutti i fornitori, e corrispondente ai costi sostenuti per il trasporto dell’energia e la gestione, da remoto o con interventi fisici, del contatore della luce;
  • spese per oneri di sistema: sono gli altri costi legati all’attività del gestore della rete elettrica, e anche in questo caso vengono stabiliti a periodi regolari da parte dell’Autorità, e non cambiano tra le diverse aziende di fornitura;
  • tasse, tra cui l’IVA, l’accisa regionale ecc.;
  • spesa per la materia prima dell’energia: è la componente calcolata in kWh, e su cui effettivamente il fornitore ha un potere di modifica, in quanto in essa vengono compresi sia i costi puri dell’energia sia le percentuali dovute per la sua vendita e la sua commercializzazione.


Quindi, il costo della materia prima espresso in € per kWh è il parametro principale da tenere sott’occhio per scegliere la bolletta più conveniente.


Tale prezzo, naturalmente, può variare di molto in funzione di moltissimi fattori. Innanzitutto, cambia dal mercato libero al servizio di maggior tutela. In quest’ultimo caso, prendendo come esempio i prezzi ARERA del primo trimestre 2020, la corrente elettrica costava 0,027 €/kWh per la tariffa monoraria, e rispettivamente 0,029 €/kWh e 0,026 €/kWh per le due fasce di consumo principali nella tariffa bioraria.


All'interno del mercato libero, i prezzi variano ulteriormente a seconda dei fornitori e delle diverse offerte, degli sconti, dei bonus, degli incentivi e delle agevolazioni applicate (come accade per il consumo del gas).


Uno dei vantaggi del mercato libero consiste proprio nella possibilità di poter scegliere in autonomia la tariffa col prezzo per kWh più conveniente e più adatto alle proprie esigenze di consumo, come riportato nel preventivo di ogni offerta.

Quando si legge la bolletta, o si confrontano le offerte e le tariffe dei diversi operatori, si tende a dare per scontato che l’energia sia espressa in kWh, ovvero in kilowattora, e in alcuni casi anche in kW. Per esempio, si parla di kW di energia, di potenza impegnata o di potenza disponibile, oppure di kWh consumati e risparmiati, o ancora in riferimento alla tensione elettrica e ad altri concetti tecnici.


Forse, però, ci si chiede molto di rado che cosa significa in concreto “kilowattora”. Per questo, ecco una delle nostre guide dedicata all’unità di misura dell’energia elettrica, alla differenza fra kWh e kW, e ai costi del kWh nel mercato energetico.

 

Come si misura l’energia elettrica

L’energia elettrica erogata dalle società di fornitura in abitazioni e aziende si misura in kW, e il consumo della stessa energia si esprime invece in kWh.


Per quanto riguarda la prima misura, chiunque abbia un po’ di dimestichezza con la lettura della bolletta avrà sicuramente notato che il kW esprime due differenti valori: la potenza impegnata e la potenza disponibile. Sono entrambi modi per misurare l’energia elettrica, ma che cosa significano esattamente?


Il valore della potenza impegnata indica il limite della potenza scelta dal cliente in fase di sottoscrizione del contratto, la quantità di energia massima teorica che verrà erogata nella sua abitazione o nella sua azienda.


I consumatori possono infatti scegliere una potenza standard e poi, a piacere, richiedere di diminuire o aumentare la potenza impegnata, a seconda delle proprie esigenze, delle dimensioni della casa ecc., presentando semplicemente domanda al proprio fornitore.


La potenza impegnata, però, è solo un criterio teorico: la potenza disponibile, infatti, è il corrispondente pratico di quella impegnata, ed è leggermente più elevata, così da garantire una soglia di tolleranza minima e non far scattare subito il contatore.


La formula per il calcolo, in media, della potenza disponibile si ottiene aggiungendo il 10% alla potenza impegnata: così, se il consumatore ha scelto per contratto di impegnare 3 kW, può salire fino a una capacità di 3,3 kW senza veder saltare la luce.


Si può anche ricordare, poi, un altro modo per misurare la potenza in kW, ossia la potenza istantanea. La potenza istantanea non è altro che l’energia consumata in quel preciso momento in tutta la casa, che si ottiene sommando il consumo in Watt di tutti gli elettrodomestici oppure, più semplicemente e con più velocità, leggendo quanto riporta il display del contatore elettronico.

 


Cos’è un kilowattora

Come abbiamo anticipato, il kilowattora è l’unità di misura utilizzata per esprimere il quantitativo d’energia erogato in un’ora dal contatore e, quindi, quantifica i consumi di energia elettrica dell’utente di una compagnia di fornitura.


Dal punto di vista teorico, corrisponde alla quantità di energia assorbita in un’ora da un apparecchio che ha una potenza di 1 kW (o 1000 W). Qualche esempio? Utilizzando per un’ora intera un aspirapolvere, un phon o un ferro da stiro da 800 W, verranno consumati 800 W, cioè 0,8 kW; se lo si usa per mezz’ora, i Watt consumati saranno 400; per due ore, invece, 1600, e così via. Ovviamente, il consumo degli elettrodomestici cambia a seconda della loro efficienza energetica e del loro rendimento, e può essere ridotto scegliendo quelli a risparmio energetico.


La formula di riferimento per calcolare il consumo in kWh, quindi, è molto semplice. Basta moltiplicare la potenza dell’elettrodomestico per uno, ossia per un’ora di tempo: riprendendo l’esempio precedente, si ottiene 0,8 kW x 1 h = 0,8 kWh. Se si vuole poi calcolare il consumo per mezz’ora, è sufficiente moltiplicare per 0,5; per un quarto d’ora, per 0,25, e così di seguito.


Dunque, si può dire che il kilowattora è il risultato della moltiplicazione delle due variabili tempo e potenza, ovvero dipende dalla potenza massima impiegata in base alla necessità e dal tempo in cui questa potenza viene sfruttata.


 

Differenze tra kW e kWh

Da quanto abbiamo detto, scendendo ora maggiormente nel dettaglio, si può comprendere con facilità la differenza tra il kW e il kWh.


In sintesi, il kW corrisponde alla quantità di energia prodotta da un motore elettrico di qualsiasi tecnologia, o consumata da elettrodomestici e altri dispositivi, mentre il kWh, come dice il nome stesso, è la quantità di energia consumata in un’ora (e quindi di energia riportata in fatturazione nello stesso intervallo o periodo di tempo).


Per essere più precisi, il kilowatt è l’unità di misura della potenza derivante dalla produzione di un motore elettrico, erogata nelle case dei clienti di un contratto di fornitura, e assorbita da tutti gli elettrodomestici e da ogni altro dispositivo elettrico presente.


La misura più importante in kilowatt nella bolletta è la potenza impegnata, che per la stragrande maggioranza delle utenze domestiche a livello nazionale è di 3 kW, sufficiente per gli usi più vari di una famiglia media (come il funzionamento, in contemporanea, di due elettrodomestici dal consumo moderato più il sistema di illuminazione ed eventuali altri dispositivi a basso consumo).


Per ogni esigenza, però, questa cifra può essere modificata, a scaglioni di 0,5 kW, a un costo molto basso. Si può passare a 2 o 2,5 kW per risparmiare elettricità, oppure si può aumentare a 3,5, 4 o 4,5 kW per poter utilizzare più elettrodomestici insieme. Il cambiamento può essere effettuato contestualmente a una voltura dell’utenza, oppure indipendentemente dalla stessa.


A questo punto, quindi, salta all’occhio la differenza con il kWh, che è un’unità di misura non della potenza, ma del consumo di questa stessa potenza nell’unità di tempo.


Come abbiamo anticipato, quindi, se un elettrodomestico richiede una potenza di 2 kW in un’ora di tempo, significa che ha un consumo di 2 kWh, secondo la semplice formula di conversione: 2 kW x 1 h = 2 kWh.


 

Costi e vantaggi del kWh

A questo punto, ci si può chiedere quali sono i costi di un kWh consumato, e come si ripercuotono sull’importo pagato in bolletta.


La quantità di energia erogata, calcolata in kWh, compone infatti soltanto una determinata quota del totale pagato dai consumatori. Nello specifico, il prezzo dell’energia elettrica è ripartito in questo modo:


  • spese per trasporto e gestione del contatore: è una tariffa fissata da ARERA (Autorità di regolazione energia reti e ambiente), uguale per tutti i fornitori, e corrispondente ai costi sostenuti per il trasporto dell’energia e la gestione, da remoto o con interventi fisici, del contatore della luce;
  • spese per oneri di sistema: sono gli altri costi legati all’attività del gestore della rete elettrica, e anche in questo caso vengono stabiliti a periodi regolari da parte dell’Autorità, e non cambiano tra le diverse aziende di fornitura;
  • tasse, tra cui l’IVA, l’accisa regionale ecc.;
  • spesa per la materia prima dell’energia: è la componente calcolata in kWh, e su cui effettivamente il fornitore ha un potere di modifica, in quanto in essa vengono compresi sia i costi puri dell’energia sia le percentuali dovute per la sua vendita e la sua commercializzazione.


Quindi, il costo della materia prima espresso in € per kWh è il parametro principale da tenere sott’occhio per scegliere la bolletta più conveniente.


Tale prezzo, naturalmente, può variare di molto in funzione di moltissimi fattori. Innanzitutto, cambia dal mercato libero al servizio di maggior tutela. In quest’ultimo caso, prendendo come esempio i prezzi ARERA del primo trimestre 2020, la corrente elettrica costava 0,027 €/kWh per la tariffa monoraria, e rispettivamente 0,029 €/kWh e 0,026 €/kWh per le due fasce di consumo principali nella tariffa bioraria.


All'interno del mercato libero, i prezzi variano ulteriormente a seconda dei fornitori e delle diverse offerte, degli sconti, dei bonus, degli incentivi e delle agevolazioni applicate (come accade per il consumo del gas).


Uno dei vantaggi del mercato libero consiste proprio nella possibilità di poter scegliere in autonomia la tariffa col prezzo per kWh più conveniente e più adatto alle proprie esigenze di consumo, come riportato nel preventivo di ogni offerta.

Quando si legge la bolletta, o si confrontano le offerte e le tariffe dei diversi operatori, si tende a dare per scontato che l’energia sia espressa in kWh, ovvero in kilowattora, e in alcuni casi anche in kW. Per esempio, si parla di kW di energia, di potenza impegnata o di potenza disponibile, oppure di kWh consumati e risparmiati, o ancora in riferimento alla tensione elettrica e ad altri concetti tecnici.


Forse, però, ci si chiede molto di rado che cosa significa in concreto “kilowattora”. Per questo, ecco una delle nostre guide dedicata all’unità di misura dell’energia elettrica, alla differenza fra kWh e kW, e ai costi del kWh nel mercato energetico.

 

Come si misura l’energia elettrica

L’energia elettrica erogata dalle società di fornitura in abitazioni e aziende si misura in kW, e il consumo della stessa energia si esprime invece in kWh.


Per quanto riguarda la prima misura, chiunque abbia un po’ di dimestichezza con la lettura della bolletta avrà sicuramente notato che il kW esprime due differenti valori: la potenza impegnata e la potenza disponibile. Sono entrambi modi per misurare l’energia elettrica, ma che cosa significano esattamente?


Il valore della potenza impegnata indica il limite della potenza scelta dal cliente in fase di sottoscrizione del contratto, la quantità di energia massima teorica che verrà erogata nella sua abitazione o nella sua azienda.


I consumatori possono infatti scegliere una potenza standard e poi, a piacere, richiedere di diminuire o aumentare la potenza impegnata, a seconda delle proprie esigenze, delle dimensioni della casa ecc., presentando semplicemente domanda al proprio fornitore.


La potenza impegnata, però, è solo un criterio teorico: la potenza disponibile, infatti, è il corrispondente pratico di quella impegnata, ed è leggermente più elevata, così da garantire una soglia di tolleranza minima e non far scattare subito il contatore.


La formula per il calcolo, in media, della potenza disponibile si ottiene aggiungendo il 10% alla potenza impegnata: così, se il consumatore ha scelto per contratto di impegnare 3 kW, può salire fino a una capacità di 3,3 kW senza veder saltare la luce.


Si può anche ricordare, poi, un altro modo per misurare la potenza in kW, ossia la potenza istantanea. La potenza istantanea non è altro che l’energia consumata in quel preciso momento in tutta la casa, che si ottiene sommando il consumo in Watt di tutti gli elettrodomestici oppure, più semplicemente e con più velocità, leggendo quanto riporta il display del contatore elettronico.

 


Cos’è un kilowattora

Come abbiamo anticipato, il kilowattora è l’unità di misura utilizzata per esprimere il quantitativo d’energia erogato in un’ora dal contatore e, quindi, quantifica i consumi di energia elettrica dell’utente di una compagnia di fornitura.


Dal punto di vista teorico, corrisponde alla quantità di energia assorbita in un’ora da un apparecchio che ha una potenza di 1 kW (o 1000 W). Qualche esempio? Utilizzando per un’ora intera un aspirapolvere, un phon o un ferro da stiro da 800 W, verranno consumati 800 W, cioè 0,8 kW; se lo si usa per mezz’ora, i Watt consumati saranno 400; per due ore, invece, 1600, e così via. Ovviamente, il consumo degli elettrodomestici cambia a seconda della loro efficienza energetica e del loro rendimento, e può essere ridotto scegliendo quelli a risparmio energetico.


La formula di riferimento per calcolare il consumo in kWh, quindi, è molto semplice. Basta moltiplicare la potenza dell’elettrodomestico per uno, ossia per un’ora di tempo: riprendendo l’esempio precedente, si ottiene 0,8 kW x 1 h = 0,8 kWh. Se si vuole poi calcolare il consumo per mezz’ora, è sufficiente moltiplicare per 0,5; per un quarto d’ora, per 0,25, e così di seguito.


Dunque, si può dire che il kilowattora è il risultato della moltiplicazione delle due variabili tempo e potenza, ovvero dipende dalla potenza massima impiegata in base alla necessità e dal tempo in cui questa potenza viene sfruttata.


 

Differenze tra kW e kWh

Da quanto abbiamo detto, scendendo ora maggiormente nel dettaglio, si può comprendere con facilità la differenza tra il kW e il kWh.


In sintesi, il kW corrisponde alla quantità di energia prodotta da un motore elettrico di qualsiasi tecnologia, o consumata da elettrodomestici e altri dispositivi, mentre il kWh, come dice il nome stesso, è la quantità di energia consumata in un’ora (e quindi di energia riportata in fatturazione nello stesso intervallo o periodo di tempo).


Per essere più precisi, il kilowatt è l’unità di misura della potenza derivante dalla produzione di un motore elettrico, erogata nelle case dei clienti di un contratto di fornitura, e assorbita da tutti gli elettrodomestici e da ogni altro dispositivo elettrico presente.


La misura più importante in kilowatt nella bolletta è la potenza impegnata, che per la stragrande maggioranza delle utenze domestiche a livello nazionale è di 3 kW, sufficiente per gli usi più vari di una famiglia media (come il funzionamento, in contemporanea, di due elettrodomestici dal consumo moderato più il sistema di illuminazione ed eventuali altri dispositivi a basso consumo).


Per ogni esigenza, però, questa cifra può essere modificata, a scaglioni di 0,5 kW, a un costo molto basso. Si può passare a 2 o 2,5 kW per risparmiare elettricità, oppure si può aumentare a 3,5, 4 o 4,5 kW per poter utilizzare più elettrodomestici insieme. Il cambiamento può essere effettuato contestualmente a una voltura dell’utenza, oppure indipendentemente dalla stessa.


A questo punto, quindi, salta all’occhio la differenza con il kWh, che è un’unità di misura non della potenza, ma del consumo di questa stessa potenza nell’unità di tempo.


Come abbiamo anticipato, quindi, se un elettrodomestico richiede una potenza di 2 kW in un’ora di tempo, significa che ha un consumo di 2 kWh, secondo la semplice formula di conversione: 2 kW x 1 h = 2 kWh.


 

Costi e vantaggi del kWh

A questo punto, ci si può chiedere quali sono i costi di un kWh consumato, e come si ripercuotono sull’importo pagato in bolletta.


La quantità di energia erogata, calcolata in kWh, compone infatti soltanto una determinata quota del totale pagato dai consumatori. Nello specifico, il prezzo dell’energia elettrica è ripartito in questo modo:


  • spese per trasporto e gestione del contatore: è una tariffa fissata da ARERA (Autorità di regolazione energia reti e ambiente), uguale per tutti i fornitori, e corrispondente ai costi sostenuti per il trasporto dell’energia e la gestione, da remoto o con interventi fisici, del contatore della luce;
  • spese per oneri di sistema: sono gli altri costi legati all’attività del gestore della rete elettrica, e anche in questo caso vengono stabiliti a periodi regolari da parte dell’Autorità, e non cambiano tra le diverse aziende di fornitura;
  • tasse, tra cui l’IVA, l’accisa regionale ecc.;
  • spesa per la materia prima dell’energia: è la componente calcolata in kWh, e su cui effettivamente il fornitore ha un potere di modifica, in quanto in essa vengono compresi sia i costi puri dell’energia sia le percentuali dovute per la sua vendita e la sua commercializzazione.


Quindi, il costo della materia prima espresso in € per kWh è il parametro principale da tenere sott’occhio per scegliere la bolletta più conveniente.


Tale prezzo, naturalmente, può variare di molto in funzione di moltissimi fattori. Innanzitutto, cambia dal mercato libero al servizio di maggior tutela. In quest’ultimo caso, prendendo come esempio i prezzi ARERA del primo trimestre 2020, la corrente elettrica costava 0,027 €/kWh per la tariffa monoraria, e rispettivamente 0,029 €/kWh e 0,026 €/kWh per le due fasce di consumo principali nella tariffa bioraria.


All'interno del mercato libero, i prezzi variano ulteriormente a seconda dei fornitori e delle diverse offerte, degli sconti, dei bonus, degli incentivi e delle agevolazioni applicate (come accade per il consumo del gas).


Uno dei vantaggi del mercato libero consiste proprio nella possibilità di poter scegliere in autonomia la tariffa col prezzo per kWh più conveniente e più adatto alle proprie esigenze di consumo, come riportato nel preventivo di ogni offerta.

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  • Cosa significa kWh?

    La sigla kWh indica i kilowatt/ora, ossia quante migliaia di Watt vengono consumate in un’ora di tempo.

  • Cosa si misura in kilowattora?

    In kilowattora viene misurato il consumo dell’energia elettrica della propria casa o azienda (p. es. per gli elettrodomestici, la ricarica delle batterie delle auto elettriche o l’impianto di illuminazione).

  • Quanto costa un kilowattora?

    Il prezzo dell’energia per kilowattora è stabilito o a condizioni di maggior tutela o, nel mercato libero, in base alle offerte dei diversi operatori.

kWh: guida facile al kilowattora

Quando si legge la bolletta, o si confrontano le offerte e le tariffe dei diversi operatori, si tende a dare per scontato che l’energia sia espressa in kWh, ovvero in kilowattora, e in alcuni casi anche in kW. Per esempio, si parla di kW di energia, di potenza impegnata o di potenza disponibile, oppure di kWh consumati e risparmiati, o ancora in riferimento alla tensione elettrica e ad altri concetti tecnici.


Forse, però, ci si chiede molto di rado che cosa significa in concreto “kilowattora”. Per questo, ecco una delle nostre guide dedicata all’unità di misura dell’energia elettrica, alla differenza fra kWh e kW, e ai costi del kWh nel mercato energetico.

 

Come si misura l’energia elettrica

L’energia elettrica erogata dalle società di fornitura in abitazioni e aziende si misura in kW, e il consumo della stessa energia si esprime invece in kWh.


Per quanto riguarda la prima misura, chiunque abbia un po’ di dimestichezza con la lettura della bolletta avrà sicuramente notato che il kW esprime due differenti valori: la potenza impegnata e la potenza disponibile. Sono entrambi modi per misurare l’energia elettrica, ma che cosa significano esattamente?


Il valore della potenza impegnata indica il limite della potenza scelta dal cliente in fase di sottoscrizione del contratto, la quantità di energia massima teorica che verrà erogata nella sua abitazione o nella sua azienda.


I consumatori possono infatti scegliere una potenza standard e poi, a piacere, richiedere di diminuire o aumentare la potenza impegnata, a seconda delle proprie esigenze, delle dimensioni della casa ecc., presentando semplicemente domanda al proprio fornitore.


La potenza impegnata, però, è solo un criterio teorico: la potenza disponibile, infatti, è il corrispondente pratico di quella impegnata, ed è leggermente più elevata, così da garantire una soglia di tolleranza minima e non far scattare subito il contatore.


La formula per il calcolo, in media, della potenza disponibile si ottiene aggiungendo il 10% alla potenza impegnata: così, se il consumatore ha scelto per contratto di impegnare 3 kW, può salire fino a una capacità di 3,3 kW senza veder saltare la luce.


Si può anche ricordare, poi, un altro modo per misurare la potenza in kW, ossia la potenza istantanea. La potenza istantanea non è altro che l’energia consumata in quel preciso momento in tutta la casa, che si ottiene sommando il consumo in Watt di tutti gli elettrodomestici oppure, più semplicemente e con più velocità, leggendo quanto riporta il display del contatore elettronico.

 


Cos’è un kilowattora

Come abbiamo anticipato, il kilowattora è l’unità di misura utilizzata per esprimere il quantitativo d’energia erogato in un’ora dal contatore e, quindi, quantifica i consumi di energia elettrica dell’utente di una compagnia di fornitura.


Dal punto di vista teorico, corrisponde alla quantità di energia assorbita in un’ora da un apparecchio che ha una potenza di 1 kW (o 1000 W). Qualche esempio? Utilizzando per un’ora intera un aspirapolvere, un phon o un ferro da stiro da 800 W, verranno consumati 800 W, cioè 0,8 kW; se lo si usa per mezz’ora, i Watt consumati saranno 400; per due ore, invece, 1600, e così via. Ovviamente, il consumo degli elettrodomestici cambia a seconda della loro efficienza energetica e del loro rendimento, e può essere ridotto scegliendo quelli a risparmio energetico.


La formula di riferimento per calcolare il consumo in kWh, quindi, è molto semplice. Basta moltiplicare la potenza dell’elettrodomestico per uno, ossia per un’ora di tempo: riprendendo l’esempio precedente, si ottiene 0,8 kW x 1 h = 0,8 kWh. Se si vuole poi calcolare il consumo per mezz’ora, è sufficiente moltiplicare per 0,5; per un quarto d’ora, per 0,25, e così di seguito.


Dunque, si può dire che il kilowattora è il risultato della moltiplicazione delle due variabili tempo e potenza, ovvero dipende dalla potenza massima impiegata in base alla necessità e dal tempo in cui questa potenza viene sfruttata.


 

Differenze tra kW e kWh

Da quanto abbiamo detto, scendendo ora maggiormente nel dettaglio, si può comprendere con facilità la differenza tra il kW e il kWh.


In sintesi, il kW corrisponde alla quantità di energia prodotta da un motore elettrico di qualsiasi tecnologia, o consumata da elettrodomestici e altri dispositivi, mentre il kWh, come dice il nome stesso, è la quantità di energia consumata in un’ora (e quindi di energia riportata in fatturazione nello stesso intervallo o periodo di tempo).


Per essere più precisi, il kilowatt è l’unità di misura della potenza derivante dalla produzione di un motore elettrico, erogata nelle case dei clienti di un contratto di fornitura, e assorbita da tutti gli elettrodomestici e da ogni altro dispositivo elettrico presente.


La misura più importante in kilowatt nella bolletta è la potenza impegnata, che per la stragrande maggioranza delle utenze domestiche a livello nazionale è di 3 kW, sufficiente per gli usi più vari di una famiglia media (come il funzionamento, in contemporanea, di due elettrodomestici dal consumo moderato più il sistema di illuminazione ed eventuali altri dispositivi a basso consumo).


Per ogni esigenza, però, questa cifra può essere modificata, a scaglioni di 0,5 kW, a un costo molto basso. Si può passare a 2 o 2,5 kW per risparmiare elettricità, oppure si può aumentare a 3,5, 4 o 4,5 kW per poter utilizzare più elettrodomestici insieme. Il cambiamento può essere effettuato contestualmente a una voltura dell’utenza, oppure indipendentemente dalla stessa.


A questo punto, quindi, salta all’occhio la differenza con il kWh, che è un’unità di misura non della potenza, ma del consumo di questa stessa potenza nell’unità di tempo.


Come abbiamo anticipato, quindi, se un elettrodomestico richiede una potenza di 2 kW in un’ora di tempo, significa che ha un consumo di 2 kWh, secondo la semplice formula di conversione: 2 kW x 1 h = 2 kWh.


 

Costi e vantaggi del kWh

A questo punto, ci si può chiedere quali sono i costi di un kWh consumato, e come si ripercuotono sull’importo pagato in bolletta.


La quantità di energia erogata, calcolata in kWh, compone infatti soltanto una determinata quota del totale pagato dai consumatori. Nello specifico, il prezzo dell’energia elettrica è ripartito in questo modo:


  • spese per trasporto e gestione del contatore: è una tariffa fissata da ARERA (Autorità di regolazione energia reti e ambiente), uguale per tutti i fornitori, e corrispondente ai costi sostenuti per il trasporto dell’energia e la gestione, da remoto o con interventi fisici, del contatore della luce;
  • spese per oneri di sistema: sono gli altri costi legati all’attività del gestore della rete elettrica, e anche in questo caso vengono stabiliti a periodi regolari da parte dell’Autorità, e non cambiano tra le diverse aziende di fornitura;
  • tasse, tra cui l’IVA, l’accisa regionale ecc.;
  • spesa per la materia prima dell’energia: è la componente calcolata in kWh, e su cui effettivamente il fornitore ha un potere di modifica, in quanto in essa vengono compresi sia i costi puri dell’energia sia le percentuali dovute per la sua vendita e la sua commercializzazione.


Quindi, il costo della materia prima espresso in € per kWh è il parametro principale da tenere sott’occhio per scegliere la bolletta più conveniente.


Tale prezzo, naturalmente, può variare di molto in funzione di moltissimi fattori. Innanzitutto, cambia dal mercato libero al servizio di maggior tutela. In quest’ultimo caso, prendendo come esempio i prezzi ARERA del primo trimestre 2020, la corrente elettrica costava 0,027 €/kWh per la tariffa monoraria, e rispettivamente 0,029 €/kWh e 0,026 €/kWh per le due fasce di consumo principali nella tariffa bioraria.


All'interno del mercato libero, i prezzi variano ulteriormente a seconda dei fornitori e delle diverse offerte, degli sconti, dei bonus, degli incentivi e delle agevolazioni applicate (come accade per il consumo del gas).


Uno dei vantaggi del mercato libero consiste proprio nella possibilità di poter scegliere in autonomia la tariffa col prezzo per kWh più conveniente e più adatto alle proprie esigenze di consumo, come riportato nel preventivo di ogni offerta.

  • Cosa significa kWh?

    La sigla kWh indica i kilowatt/ora, ossia quante migliaia di Watt vengono consumate in un’ora di tempo.

  • Cosa si misura in kilowattora?

    In kilowattora viene misurato il consumo dell’energia elettrica della propria casa o azienda (p. es. per gli elettrodomestici, la ricarica delle batterie delle auto elettriche o l’impianto di illuminazione).

  • Quanto costa un kilowattora?

    Il prezzo dell’energia per kilowattora è stabilito o a condizioni di maggior tutela o, nel mercato libero, in base alle offerte dei diversi operatori.