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Anche nel 2020 si può richiedere la detrazione fiscale per le ristrutturazioni, un bonus fino al 50% dell’imposta Irpef per alcuni interventi di ristrutturazione effettuati ed effettuabili, salvo proroga, fino alla fine dell’anno.

 

Ma in concreto come si conteggia la detrazione? Per quali interventi è ammessa? Chi può richiederla, e quali autorizzazioni sono necessarie? Ecco tutte le risposte, le informazioni necessarie e gli approfondimenti in questa guida facile alle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni.

 

Come calcolare la detrazione

Per calcolare le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni occorre considerare i diversi parametri legislativi, in particolare a seguito della più recente legge di bilancio.

 

In generale, il contribuente ha diritto a una detrazione Irpef di una parte delle spese di ristrutturazione della propria casa (in caso di singola unità abitativa) o delle parti comuni di condomini ed edifici residenziali.

 

Tale detrazione è pari al 50% delle spese sostenute per lavori effettuati fino al 31 dicembre 2020. Tale percentuale è unica, e vale per tutti i lavori di ristrutturazione e riqualificazione compatibili, purché si rispetti il tetto del limite massimo previsto per ciascun immobile, pari a 96.000 €.

 

Tra le spese sostenute sono considerate, oltre a quelle relative all’effettiva attuazione e realizzazione dei lavori, anche le altre spese relative all’ammodernamento in questione, come spese di progettazione, acquisto di materiali, messa in regola e perizie, oneri aggiuntivi ecc.

 

La detrazione fiscale viene sempre ripartita in 10 quote annuali dello stesso importo totale. Per i lavori svolti nelle parti comuni dei condomini, ogni singolo condomino, in base alla propria quota millesimale, ha diritto reale a chiedere la detrazione per la spesa da lui effettivamente sostenuta.

 

Nel caso in cui la quota annuale della detrazione sia superiore alla stessa imposta Irpef, la differenza non può essere recuperata. Nel caso in cui, per esempio, il contribuente abbia un diritto di detrazione annuale di 1.000 euro, e la sua imposta Irpef sia pari a 800 €, la differenza di 200 € non è passibile di recupero.

 

Si ricorda anche che la detrazione per la ristrutturazione edilizia non è cumulabile con altre forme di agevolazione, in particolare con l’ecobonus al 65% (l’agevolazione fiscale che si applica agli interventi di riqualificazione energetica e risparmio energetico, come l’installazione di caldaie, impianti di climatizzazione e riscaldamento, pompe di calore ecc.).

 

Chi può richiedere la detrazione?

La detrazione può essere richiesta da tutti i contribuenti che pagano l’imposta sul reddito per le persone fisiche, ossia l’Irpef, anche se non residenti nello Stato.

 

In particolare, possono richiedere la detrazione:

  • i proprietari;
  • i locatari (affittuari) o coloro che hanno in uso o in usufrutto l’immobile;
  • i soggetti con produzione di redditi, sia in forma di imprenditori individuali che in forma associata come società e imprese;
  • i familiari o i conviventi del proprietario dell’immobile, purché sia dimostrabile che hanno sostenuto del tutto o in parte le spese dei lavori (ossia se, semplicemente, sono intestatari delle fatture o dei bonifici pagati);
  • i comproprietari di un’abitazione, ciascuno in maniera proporzionale al proprio investimento;
  • gli acquirenti di un immobile per il quale hanno già registrato un compromesso di cessione;
  • i cosiddetti “condomini minimi”, ossia i locatari di un piccolo condominio privo di amministratore, indicando nelle dichiarazioni il codice fiscale del condomino che effettivamente paga per i lavori nelle parti comuni.

 

I soggetti che ne fanno richiesta possono insomma sia avere la proprietà dell’immobile in questione che essere i soli titolari di diritti di godimento dello stesso.

 

Per gli interventi nelle parti comuni dei condomini e degli edifici residenziali, le detrazioni possono essere richieste dai singoli condomini, con misure proporzionali alla quota millesimale di proprietà. L’amministratore ha il dovere di rilasciare una certificazione che attesti quant’è l’ammontare delle spese sostenute da ogni condomino.

 

Come ottenere le detrazioni sulle ristrutturazioni

A seguito delle semplificazioni legislative degli ultimi anni, per richiedere le detrazioni oggi è sufficiente indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali che identificano l’immobile oggetto dei lavori e gli estremi di registrazione dell’atto che li certifica, se i lavori sono stati effettuati dal detentore.

 

Inoltre, in via preventiva, è necessario effettuare le seguenti comunicazioni:

  • all’Azienda sanitaria locale competente per territorio, secondo le modalità stabilite dalla Regione. Occorre indicare le generalità del committente, dei lavori e della loro ubicazione, con la data di inizio dei lavori e i dati identificativi dell’impresa esecutrice, che deve assumersi gli obblighi previsti dalla normativa sulla salute e sulla sicurezza sul lavoro;
  • all’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile), allo scopo di monitoraggio e valutazione del risparmio energetico ottenuto con gli interventi. Per questo, la comunicazione può limitarsi a quei lavori che comportano risparmio energetico e uso delle fonti rinnovabili. La comunicazione deve essere fatta a mezzo dell’apposito sito web, entro un periodo di 90 giorni a far data dalla conclusione dei lavori.

 

Per poter fruire delle detrazioni è anche necessario seguire le procedure corrette in materia di esecuzione dei pagamenti.

 

In particolare, è fondamentale che siano effettuati in forma di bonifico bancario o postale, anche online tramite home banking, nel cui modello siano indicati:

  • la causale del versamento, ossia i lavori di ristrutturazione, con riferimento alla norma (articolo 16-bis del decreto D. P. R. 917/1986);
  • il codice fiscale del beneficiario della detrazione, cioè l’utente che ha richiesto i lavori;
  • il codice fiscale o il numero di partita IVA del beneficiario del pagamento, vale a dire la ditta che ha eseguito materialmente gli interventi.

 

Vi sono poi alcuni documenti da conservare, e da esibire in caso di controlli (come indicato in apposito provvedimento dell’Agenzia delle entrate datato 2 novembre 2011) da parte del contribuente che richiede e usufruisce di agevolazioni. Infatti, la documentazione potrebbe subire verifiche da parte di quegli uffici finanziari preposti al controllo sulle dichiarazioni dei redditi dei cittadini e delle imprese.

 

Si tratta:

  • della ricevuta del bonifico;
  • delle fatture o ricevute fiscali che attestino tutti i costi sostenuti per i lavori di ristrutturazione in questione. Tali documenti devono essere necessariamente intestati ai soggetti fruitori delle detrazioni;
  • della domanda di accatastamento (in caso di immobile non ancora registrato;
  • delle ricevute di avvenuto pagamento della imposta comunale (IMU sulla casa), nei casi in cui è dovuta;
  • delle delibere di approvazione dei lavori da parte dell’assemblea (ovviamente soltanto per le parti comuni degli edifici residenziali);
  • della dichiarazione di consenso del proprietario dell’edificio all’avvio dei lavori, nel caso in cui gli interventi siano stati richiesti e pagati da persone diverse dal proprietario o dai suoi familiari conviventi;
  • delle abilitazioni amministrative necessarie ai sensi delle normative sull’edilizia, comprendenti tutte le autorizzazioni e le concessioni previste.

 

Per quali interventi si possono richiedere le detrazioni

Le detrazioni possono essere richieste solo per alcune tipologie di lavoro detraibili, differenti a seconda del tipo di immobile considerato. Nello specifico, si può richiedere la detrazione per:

  • alcune opere di manutenzione ordinaria, soltanto per le parti comuni degli edifici residenziali (condomini). Tra i lavori accettati è possibile ricordare: riparazione e sostituzione delle finiture degli edifici; efficientamento degli impianti tecnologici e di fornitura; sostituzione di pavimenti e infissi; tinteggiatura di interni ed esterni; rifacimento degli intonaci; impermeabilizzazione dei tetti, e così via;
  • le opere di manutenzione straordinaria, sia per le parti comuni dei condomini che per le singole unità abitative. Le opere di manutenzione straordinaria sono, ad esempio: installazione o sostituzione di ascensori, scale e rampe; realizzazione di servizi igienici; sostituzione degli infissi e dei serramenti con altri più efficienti; interventi di efficienza energetica, miglioramento del risparmio energetico e riduzione degli sprechi; recinzione di aree private;
  • opere di restauro, risanamento, conservazione e ristrutturazione del patrimonio edilizio, sempre per le parti comuni dei condomini e per le singole unità immobiliari. Tra queste opere le più importanti sono: eliminazione di condizioni di degrado a scopo conservativo e di contenimento; apertura di nuove porte o finestre per areare i locali; demolizione e ricostruzione fedele di un immobile; modifiche alla facciata; realizzazione e modifica di balcone, veranda o mansarda; costruzione e ampliamento di servizi igienici;
  • gli interventi di ricostruzione o ripristino di edifici danneggiati da eventi e calamità per cui è stato dichiarato lo stato di emergenza;
  • la realizzazione di posti auto (box, autorimesse, parcheggi) in zone e pertinenze anche di proprietà comune;
  • infine, per qualsiasi immobile residenziale, molti altri lavori per: eliminare le barriere architettoniche e favorire la mobilità; evitare atti illeciti (furti); eseguire la cablatura e l’isolamento dei locali; aumentare il risparmio energetico (es. installazione di pannelli solari); mettere in sicurezza parti strutturali degli edifici; bonificare dall’amianto; sostituire o ammodernare impianti per prevenire gli infortuni domestici.

Anche nel 2020 si può richiedere la detrazione fiscale per le ristrutturazioni, un bonus fino al 50% dell’imposta Irpef per alcuni interventi di ristrutturazione effettuati ed effettuabili, salvo proroga, fino alla fine dell’anno.

 

Ma in concreto come si conteggia la detrazione? Per quali interventi è ammessa? Chi può richiederla, e quali autorizzazioni sono necessarie? Ecco tutte le risposte, le informazioni necessarie e gli approfondimenti in questa guida facile alle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni.

 

Come calcolare la detrazione

Per calcolare le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni occorre considerare i diversi parametri legislativi, in particolare a seguito della più recente legge di bilancio.

 

In generale, il contribuente ha diritto a una detrazione Irpef di una parte delle spese di ristrutturazione della propria casa (in caso di singola unità abitativa) o delle parti comuni di condomini ed edifici residenziali.

 

Tale detrazione è pari al 50% delle spese sostenute per lavori effettuati fino al 31 dicembre 2020. Tale percentuale è unica, e vale per tutti i lavori di ristrutturazione e riqualificazione compatibili, purché si rispetti il tetto del limite massimo previsto per ciascun immobile, pari a 96.000 €.

 

Tra le spese sostenute sono considerate, oltre a quelle relative all’effettiva attuazione e realizzazione dei lavori, anche le altre spese relative all’ammodernamento in questione, come spese di progettazione, acquisto di materiali, messa in regola e perizie, oneri aggiuntivi ecc.

 

La detrazione fiscale viene sempre ripartita in 10 quote annuali dello stesso importo totale. Per i lavori svolti nelle parti comuni dei condomini, ogni singolo condomino, in base alla propria quota millesimale, ha diritto reale a chiedere la detrazione per la spesa da lui effettivamente sostenuta.

 

Nel caso in cui la quota annuale della detrazione sia superiore alla stessa imposta Irpef, la differenza non può essere recuperata. Nel caso in cui, per esempio, il contribuente abbia un diritto di detrazione annuale di 1.000 euro, e la sua imposta Irpef sia pari a 800 €, la differenza di 200 € non è passibile di recupero.

 

Si ricorda anche che la detrazione per la ristrutturazione edilizia non è cumulabile con altre forme di agevolazione, in particolare con l’ecobonus al 65% (l’agevolazione fiscale che si applica agli interventi di riqualificazione energetica e risparmio energetico, come l’installazione di caldaie, impianti di climatizzazione e riscaldamento, pompe di calore ecc.).

 

Chi può richiedere la detrazione?

La detrazione può essere richiesta da tutti i contribuenti che pagano l’imposta sul reddito per le persone fisiche, ossia l’Irpef, anche se non residenti nello Stato.

 

In particolare, possono richiedere la detrazione:

  • i proprietari;
  • i locatari (affittuari) o coloro che hanno in uso o in usufrutto l’immobile;
  • i soggetti con produzione di redditi, sia in forma di imprenditori individuali che in forma associata come società e imprese;
  • i familiari o i conviventi del proprietario dell’immobile, purché sia dimostrabile che hanno sostenuto del tutto o in parte le spese dei lavori (ossia se, semplicemente, sono intestatari delle fatture o dei bonifici pagati);
  • i comproprietari di un’abitazione, ciascuno in maniera proporzionale al proprio investimento;
  • gli acquirenti di un immobile per il quale hanno già registrato un compromesso di cessione;
  • i cosiddetti “condomini minimi”, ossia i locatari di un piccolo condominio privo di amministratore, indicando nelle dichiarazioni il codice fiscale del condomino che effettivamente paga per i lavori nelle parti comuni.

 

I soggetti che ne fanno richiesta possono insomma sia avere la proprietà dell’immobile in questione che essere i soli titolari di diritti di godimento dello stesso.

 

Per gli interventi nelle parti comuni dei condomini e degli edifici residenziali, le detrazioni possono essere richieste dai singoli condomini, con misure proporzionali alla quota millesimale di proprietà. L’amministratore ha il dovere di rilasciare una certificazione che attesti quant’è l’ammontare delle spese sostenute da ogni condomino.

 

Come ottenere le detrazioni sulle ristrutturazioni

A seguito delle semplificazioni legislative degli ultimi anni, per richiedere le detrazioni oggi è sufficiente indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali che identificano l’immobile oggetto dei lavori e gli estremi di registrazione dell’atto che li certifica, se i lavori sono stati effettuati dal detentore.

 

Inoltre, in via preventiva, è necessario effettuare le seguenti comunicazioni:

  • all’Azienda sanitaria locale competente per territorio, secondo le modalità stabilite dalla Regione. Occorre indicare le generalità del committente, dei lavori e della loro ubicazione, con la data di inizio dei lavori e i dati identificativi dell’impresa esecutrice, che deve assumersi gli obblighi previsti dalla normativa sulla salute e sulla sicurezza sul lavoro;
  • all’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile), allo scopo di monitoraggio e valutazione del risparmio energetico ottenuto con gli interventi. Per questo, la comunicazione può limitarsi a quei lavori che comportano risparmio energetico e uso delle fonti rinnovabili. La comunicazione deve essere fatta a mezzo dell’apposito sito web, entro un periodo di 90 giorni a far data dalla conclusione dei lavori.

 

Per poter fruire delle detrazioni è anche necessario seguire le procedure corrette in materia di esecuzione dei pagamenti.

 

In particolare, è fondamentale che siano effettuati in forma di bonifico bancario o postale, anche online tramite home banking, nel cui modello siano indicati:

  • la causale del versamento, ossia i lavori di ristrutturazione, con riferimento alla norma (articolo 16-bis del decreto D. P. R. 917/1986);
  • il codice fiscale del beneficiario della detrazione, cioè l’utente che ha richiesto i lavori;
  • il codice fiscale o il numero di partita IVA del beneficiario del pagamento, vale a dire la ditta che ha eseguito materialmente gli interventi.

 

Vi sono poi alcuni documenti da conservare, e da esibire in caso di controlli (come indicato in apposito provvedimento dell’Agenzia delle entrate datato 2 novembre 2011) da parte del contribuente che richiede e usufruisce di agevolazioni. Infatti, la documentazione potrebbe subire verifiche da parte di quegli uffici finanziari preposti al controllo sulle dichiarazioni dei redditi dei cittadini e delle imprese.

 

Si tratta:

  • della ricevuta del bonifico;
  • delle fatture o ricevute fiscali che attestino tutti i costi sostenuti per i lavori di ristrutturazione in questione. Tali documenti devono essere necessariamente intestati ai soggetti fruitori delle detrazioni;
  • della domanda di accatastamento (in caso di immobile non ancora registrato;
  • delle ricevute di avvenuto pagamento della imposta comunale (IMU sulla casa), nei casi in cui è dovuta;
  • delle delibere di approvazione dei lavori da parte dell’assemblea (ovviamente soltanto per le parti comuni degli edifici residenziali);
  • della dichiarazione di consenso del proprietario dell’edificio all’avvio dei lavori, nel caso in cui gli interventi siano stati richiesti e pagati da persone diverse dal proprietario o dai suoi familiari conviventi;
  • delle abilitazioni amministrative necessarie ai sensi delle normative sull’edilizia, comprendenti tutte le autorizzazioni e le concessioni previste.

 

Per quali interventi si possono richiedere le detrazioni

Le detrazioni possono essere richieste solo per alcune tipologie di lavoro detraibili, differenti a seconda del tipo di immobile considerato. Nello specifico, si può richiedere la detrazione per:

  • alcune opere di manutenzione ordinaria, soltanto per le parti comuni degli edifici residenziali (condomini). Tra i lavori accettati è possibile ricordare: riparazione e sostituzione delle finiture degli edifici; efficientamento degli impianti tecnologici e di fornitura; sostituzione di pavimenti e infissi; tinteggiatura di interni ed esterni; rifacimento degli intonaci; impermeabilizzazione dei tetti, e così via;
  • le opere di manutenzione straordinaria, sia per le parti comuni dei condomini che per le singole unità abitative. Le opere di manutenzione straordinaria sono, ad esempio: installazione o sostituzione di ascensori, scale e rampe; realizzazione di servizi igienici; sostituzione degli infissi e dei serramenti con altri più efficienti; interventi di efficienza energetica, miglioramento del risparmio energetico e riduzione degli sprechi; recinzione di aree private;
  • opere di restauro, risanamento, conservazione e ristrutturazione del patrimonio edilizio, sempre per le parti comuni dei condomini e per le singole unità immobiliari. Tra queste opere le più importanti sono: eliminazione di condizioni di degrado a scopo conservativo e di contenimento; apertura di nuove porte o finestre per areare i locali; demolizione e ricostruzione fedele di un immobile; modifiche alla facciata; realizzazione e modifica di balcone, veranda o mansarda; costruzione e ampliamento di servizi igienici;
  • gli interventi di ricostruzione o ripristino di edifici danneggiati da eventi e calamità per cui è stato dichiarato lo stato di emergenza;
  • la realizzazione di posti auto (box, autorimesse, parcheggi) in zone e pertinenze anche di proprietà comune;
  • infine, per qualsiasi immobile residenziale, molti altri lavori per: eliminare le barriere architettoniche e favorire la mobilità; evitare atti illeciti (furti); eseguire la cablatura e l’isolamento dei locali; aumentare il risparmio energetico (es. installazione di pannelli solari); mettere in sicurezza parti strutturali degli edifici; bonificare dall’amianto; sostituire o ammodernare impianti per prevenire gli infortuni domestici.

Anche nel 2020 si può richiedere la detrazione fiscale per le ristrutturazioni, un bonus fino al 50% dell’imposta Irpef per alcuni interventi di ristrutturazione effettuati ed effettuabili, salvo proroga, fino alla fine dell’anno.

 

Ma in concreto come si conteggia la detrazione? Per quali interventi è ammessa? Chi può richiederla, e quali autorizzazioni sono necessarie? Ecco tutte le risposte, le informazioni necessarie e gli approfondimenti in questa guida facile alle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni.

 

Come calcolare la detrazione

Per calcolare le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni occorre considerare i diversi parametri legislativi, in particolare a seguito della più recente legge di bilancio.

 

In generale, il contribuente ha diritto a una detrazione Irpef di una parte delle spese di ristrutturazione della propria casa (in caso di singola unità abitativa) o delle parti comuni di condomini ed edifici residenziali.

 

Tale detrazione è pari al 50% delle spese sostenute per lavori effettuati fino al 31 dicembre 2020. Tale percentuale è unica, e vale per tutti i lavori di ristrutturazione e riqualificazione compatibili, purché si rispetti il tetto del limite massimo previsto per ciascun immobile, pari a 96.000 €.

 

Tra le spese sostenute sono considerate, oltre a quelle relative all’effettiva attuazione e realizzazione dei lavori, anche le altre spese relative all’ammodernamento in questione, come spese di progettazione, acquisto di materiali, messa in regola e perizie, oneri aggiuntivi ecc.

 

La detrazione fiscale viene sempre ripartita in 10 quote annuali dello stesso importo totale. Per i lavori svolti nelle parti comuni dei condomini, ogni singolo condomino, in base alla propria quota millesimale, ha diritto reale a chiedere la detrazione per la spesa da lui effettivamente sostenuta.

 

Nel caso in cui la quota annuale della detrazione sia superiore alla stessa imposta Irpef, la differenza non può essere recuperata. Nel caso in cui, per esempio, il contribuente abbia un diritto di detrazione annuale di 1.000 euro, e la sua imposta Irpef sia pari a 800 €, la differenza di 200 € non è passibile di recupero.

 

Si ricorda anche che la detrazione per la ristrutturazione edilizia non è cumulabile con altre forme di agevolazione, in particolare con l’ecobonus al 65% (l’agevolazione fiscale che si applica agli interventi di riqualificazione energetica e risparmio energetico, come l’installazione di caldaie, impianti di climatizzazione e riscaldamento, pompe di calore ecc.).

 

Chi può richiedere la detrazione?

La detrazione può essere richiesta da tutti i contribuenti che pagano l’imposta sul reddito per le persone fisiche, ossia l’Irpef, anche se non residenti nello Stato.

 

In particolare, possono richiedere la detrazione:

  • i proprietari;
  • i locatari (affittuari) o coloro che hanno in uso o in usufrutto l’immobile;
  • i soggetti con produzione di redditi, sia in forma di imprenditori individuali che in forma associata come società e imprese;
  • i familiari o i conviventi del proprietario dell’immobile, purché sia dimostrabile che hanno sostenuto del tutto o in parte le spese dei lavori (ossia se, semplicemente, sono intestatari delle fatture o dei bonifici pagati);
  • i comproprietari di un’abitazione, ciascuno in maniera proporzionale al proprio investimento;
  • gli acquirenti di un immobile per il quale hanno già registrato un compromesso di cessione;
  • i cosiddetti “condomini minimi”, ossia i locatari di un piccolo condominio privo di amministratore, indicando nelle dichiarazioni il codice fiscale del condomino che effettivamente paga per i lavori nelle parti comuni.

 

I soggetti che ne fanno richiesta possono insomma sia avere la proprietà dell’immobile in questione che essere i soli titolari di diritti di godimento dello stesso.

 

Per gli interventi nelle parti comuni dei condomini e degli edifici residenziali, le detrazioni possono essere richieste dai singoli condomini, con misure proporzionali alla quota millesimale di proprietà. L’amministratore ha il dovere di rilasciare una certificazione che attesti quant’è l’ammontare delle spese sostenute da ogni condomino.

 

Come ottenere le detrazioni sulle ristrutturazioni

A seguito delle semplificazioni legislative degli ultimi anni, per richiedere le detrazioni oggi è sufficiente indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali che identificano l’immobile oggetto dei lavori e gli estremi di registrazione dell’atto che li certifica, se i lavori sono stati effettuati dal detentore.

 

Inoltre, in via preventiva, è necessario effettuare le seguenti comunicazioni:

  • all’Azienda sanitaria locale competente per territorio, secondo le modalità stabilite dalla Regione. Occorre indicare le generalità del committente, dei lavori e della loro ubicazione, con la data di inizio dei lavori e i dati identificativi dell’impresa esecutrice, che deve assumersi gli obblighi previsti dalla normativa sulla salute e sulla sicurezza sul lavoro;
  • all’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile), allo scopo di monitoraggio e valutazione del risparmio energetico ottenuto con gli interventi. Per questo, la comunicazione può limitarsi a quei lavori che comportano risparmio energetico e uso delle fonti rinnovabili. La comunicazione deve essere fatta a mezzo dell’apposito sito web, entro un periodo di 90 giorni a far data dalla conclusione dei lavori.

 

Per poter fruire delle detrazioni è anche necessario seguire le procedure corrette in materia di esecuzione dei pagamenti.

 

In particolare, è fondamentale che siano effettuati in forma di bonifico bancario o postale, anche online tramite home banking, nel cui modello siano indicati:

  • la causale del versamento, ossia i lavori di ristrutturazione, con riferimento alla norma (articolo 16-bis del decreto D. P. R. 917/1986);
  • il codice fiscale del beneficiario della detrazione, cioè l’utente che ha richiesto i lavori;
  • il codice fiscale o il numero di partita IVA del beneficiario del pagamento, vale a dire la ditta che ha eseguito materialmente gli interventi.

 

Vi sono poi alcuni documenti da conservare, e da esibire in caso di controlli (come indicato in apposito provvedimento dell’Agenzia delle entrate datato 2 novembre 2011) da parte del contribuente che richiede e usufruisce di agevolazioni. Infatti, la documentazione potrebbe subire verifiche da parte di quegli uffici finanziari preposti al controllo sulle dichiarazioni dei redditi dei cittadini e delle imprese.

 

Si tratta:

  • della ricevuta del bonifico;
  • delle fatture o ricevute fiscali che attestino tutti i costi sostenuti per i lavori di ristrutturazione in questione. Tali documenti devono essere necessariamente intestati ai soggetti fruitori delle detrazioni;
  • della domanda di accatastamento (in caso di immobile non ancora registrato;
  • delle ricevute di avvenuto pagamento della imposta comunale (IMU sulla casa), nei casi in cui è dovuta;
  • delle delibere di approvazione dei lavori da parte dell’assemblea (ovviamente soltanto per le parti comuni degli edifici residenziali);
  • della dichiarazione di consenso del proprietario dell’edificio all’avvio dei lavori, nel caso in cui gli interventi siano stati richiesti e pagati da persone diverse dal proprietario o dai suoi familiari conviventi;
  • delle abilitazioni amministrative necessarie ai sensi delle normative sull’edilizia, comprendenti tutte le autorizzazioni e le concessioni previste.

 

Per quali interventi si possono richiedere le detrazioni

Le detrazioni possono essere richieste solo per alcune tipologie di lavoro detraibili, differenti a seconda del tipo di immobile considerato. Nello specifico, si può richiedere la detrazione per:

  • alcune opere di manutenzione ordinaria, soltanto per le parti comuni degli edifici residenziali (condomini). Tra i lavori accettati è possibile ricordare: riparazione e sostituzione delle finiture degli edifici; efficientamento degli impianti tecnologici e di fornitura; sostituzione di pavimenti e infissi; tinteggiatura di interni ed esterni; rifacimento degli intonaci; impermeabilizzazione dei tetti, e così via;
  • le opere di manutenzione straordinaria, sia per le parti comuni dei condomini che per le singole unità abitative. Le opere di manutenzione straordinaria sono, ad esempio: installazione o sostituzione di ascensori, scale e rampe; realizzazione di servizi igienici; sostituzione degli infissi e dei serramenti con altri più efficienti; interventi di efficienza energetica, miglioramento del risparmio energetico e riduzione degli sprechi; recinzione di aree private;
  • opere di restauro, risanamento, conservazione e ristrutturazione del patrimonio edilizio, sempre per le parti comuni dei condomini e per le singole unità immobiliari. Tra queste opere le più importanti sono: eliminazione di condizioni di degrado a scopo conservativo e di contenimento; apertura di nuove porte o finestre per areare i locali; demolizione e ricostruzione fedele di un immobile; modifiche alla facciata; realizzazione e modifica di balcone, veranda o mansarda; costruzione e ampliamento di servizi igienici;
  • gli interventi di ricostruzione o ripristino di edifici danneggiati da eventi e calamità per cui è stato dichiarato lo stato di emergenza;
  • la realizzazione di posti auto (box, autorimesse, parcheggi) in zone e pertinenze anche di proprietà comune;
  • infine, per qualsiasi immobile residenziale, molti altri lavori per: eliminare le barriere architettoniche e favorire la mobilità; evitare atti illeciti (furti); eseguire la cablatura e l’isolamento dei locali; aumentare il risparmio energetico (es. installazione di pannelli solari); mettere in sicurezza parti strutturali degli edifici; bonificare dall’amianto; sostituire o ammodernare impianti per prevenire gli infortuni domestici.

Anche nel 2020 si può richiedere la detrazione fiscale per le ristrutturazioni, un bonus fino al 50% dell’imposta Irpef per alcuni interventi di ristrutturazione effettuati ed effettuabili, salvo proroga, fino alla fine dell’anno.

 

Ma in concreto come si conteggia la detrazione? Per quali interventi è ammessa? Chi può richiederla, e quali autorizzazioni sono necessarie? Ecco tutte le risposte, le informazioni necessarie e gli approfondimenti in questa guida facile alle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni.

 

Come calcolare la detrazione

Per calcolare le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni occorre considerare i diversi parametri legislativi, in particolare a seguito della più recente legge di bilancio.

 

In generale, il contribuente ha diritto a una detrazione Irpef di una parte delle spese di ristrutturazione della propria casa (in caso di singola unità abitativa) o delle parti comuni di condomini ed edifici residenziali.

 

Tale detrazione è pari al 50% delle spese sostenute per lavori effettuati fino al 31 dicembre 2020. Tale percentuale è unica, e vale per tutti i lavori di ristrutturazione e riqualificazione compatibili, purché si rispetti il tetto del limite massimo previsto per ciascun immobile, pari a 96.000 €.

 

Tra le spese sostenute sono considerate, oltre a quelle relative all’effettiva attuazione e realizzazione dei lavori, anche le altre spese relative all’ammodernamento in questione, come spese di progettazione, acquisto di materiali, messa in regola e perizie, oneri aggiuntivi ecc.

 

La detrazione fiscale viene sempre ripartita in 10 quote annuali dello stesso importo totale. Per i lavori svolti nelle parti comuni dei condomini, ogni singolo condomino, in base alla propria quota millesimale, ha diritto reale a chiedere la detrazione per la spesa da lui effettivamente sostenuta.

 

Nel caso in cui la quota annuale della detrazione sia superiore alla stessa imposta Irpef, la differenza non può essere recuperata. Nel caso in cui, per esempio, il contribuente abbia un diritto di detrazione annuale di 1.000 euro, e la sua imposta Irpef sia pari a 800 €, la differenza di 200 € non è passibile di recupero.

 

Si ricorda anche che la detrazione per la ristrutturazione edilizia non è cumulabile con altre forme di agevolazione, in particolare con l’ecobonus al 65% (l’agevolazione fiscale che si applica agli interventi di riqualificazione energetica e risparmio energetico, come l’installazione di caldaie, impianti di climatizzazione e riscaldamento, pompe di calore ecc.).

 

Chi può richiedere la detrazione?

La detrazione può essere richiesta da tutti i contribuenti che pagano l’imposta sul reddito per le persone fisiche, ossia l’Irpef, anche se non residenti nello Stato.

 

In particolare, possono richiedere la detrazione:

  • i proprietari;
  • i locatari (affittuari) o coloro che hanno in uso o in usufrutto l’immobile;
  • i soggetti con produzione di redditi, sia in forma di imprenditori individuali che in forma associata come società e imprese;
  • i familiari o i conviventi del proprietario dell’immobile, purché sia dimostrabile che hanno sostenuto del tutto o in parte le spese dei lavori (ossia se, semplicemente, sono intestatari delle fatture o dei bonifici pagati);
  • i comproprietari di un’abitazione, ciascuno in maniera proporzionale al proprio investimento;
  • gli acquirenti di un immobile per il quale hanno già registrato un compromesso di cessione;
  • i cosiddetti “condomini minimi”, ossia i locatari di un piccolo condominio privo di amministratore, indicando nelle dichiarazioni il codice fiscale del condomino che effettivamente paga per i lavori nelle parti comuni.

 

I soggetti che ne fanno richiesta possono insomma sia avere la proprietà dell’immobile in questione che essere i soli titolari di diritti di godimento dello stesso.

 

Per gli interventi nelle parti comuni dei condomini e degli edifici residenziali, le detrazioni possono essere richieste dai singoli condomini, con misure proporzionali alla quota millesimale di proprietà. L’amministratore ha il dovere di rilasciare una certificazione che attesti quant’è l’ammontare delle spese sostenute da ogni condomino.

 

Come ottenere le detrazioni sulle ristrutturazioni

A seguito delle semplificazioni legislative degli ultimi anni, per richiedere le detrazioni oggi è sufficiente indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali che identificano l’immobile oggetto dei lavori e gli estremi di registrazione dell’atto che li certifica, se i lavori sono stati effettuati dal detentore.

 

Inoltre, in via preventiva, è necessario effettuare le seguenti comunicazioni:

  • all’Azienda sanitaria locale competente per territorio, secondo le modalità stabilite dalla Regione. Occorre indicare le generalità del committente, dei lavori e della loro ubicazione, con la data di inizio dei lavori e i dati identificativi dell’impresa esecutrice, che deve assumersi gli obblighi previsti dalla normativa sulla salute e sulla sicurezza sul lavoro;
  • all’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile), allo scopo di monitoraggio e valutazione del risparmio energetico ottenuto con gli interventi. Per questo, la comunicazione può limitarsi a quei lavori che comportano risparmio energetico e uso delle fonti rinnovabili. La comunicazione deve essere fatta a mezzo dell’apposito sito web, entro un periodo di 90 giorni a far data dalla conclusione dei lavori.

 

Per poter fruire delle detrazioni è anche necessario seguire le procedure corrette in materia di esecuzione dei pagamenti.

 

In particolare, è fondamentale che siano effettuati in forma di bonifico bancario o postale, anche online tramite home banking, nel cui modello siano indicati:

  • la causale del versamento, ossia i lavori di ristrutturazione, con riferimento alla norma (articolo 16-bis del decreto D. P. R. 917/1986);
  • il codice fiscale del beneficiario della detrazione, cioè l’utente che ha richiesto i lavori;
  • il codice fiscale o il numero di partita IVA del beneficiario del pagamento, vale a dire la ditta che ha eseguito materialmente gli interventi.

 

Vi sono poi alcuni documenti da conservare, e da esibire in caso di controlli (come indicato in apposito provvedimento dell’Agenzia delle entrate datato 2 novembre 2011) da parte del contribuente che richiede e usufruisce di agevolazioni. Infatti, la documentazione potrebbe subire verifiche da parte di quegli uffici finanziari preposti al controllo sulle dichiarazioni dei redditi dei cittadini e delle imprese.

 

Si tratta:

  • della ricevuta del bonifico;
  • delle fatture o ricevute fiscali che attestino tutti i costi sostenuti per i lavori di ristrutturazione in questione. Tali documenti devono essere necessariamente intestati ai soggetti fruitori delle detrazioni;
  • della domanda di accatastamento (in caso di immobile non ancora registrato;
  • delle ricevute di avvenuto pagamento della imposta comunale (IMU sulla casa), nei casi in cui è dovuta;
  • delle delibere di approvazione dei lavori da parte dell’assemblea (ovviamente soltanto per le parti comuni degli edifici residenziali);
  • della dichiarazione di consenso del proprietario dell’edificio all’avvio dei lavori, nel caso in cui gli interventi siano stati richiesti e pagati da persone diverse dal proprietario o dai suoi familiari conviventi;
  • delle abilitazioni amministrative necessarie ai sensi delle normative sull’edilizia, comprendenti tutte le autorizzazioni e le concessioni previste.

 

Per quali interventi si possono richiedere le detrazioni

Le detrazioni possono essere richieste solo per alcune tipologie di lavoro detraibili, differenti a seconda del tipo di immobile considerato. Nello specifico, si può richiedere la detrazione per:

  • alcune opere di manutenzione ordinaria, soltanto per le parti comuni degli edifici residenziali (condomini). Tra i lavori accettati è possibile ricordare: riparazione e sostituzione delle finiture degli edifici; efficientamento degli impianti tecnologici e di fornitura; sostituzione di pavimenti e infissi; tinteggiatura di interni ed esterni; rifacimento degli intonaci; impermeabilizzazione dei tetti, e così via;
  • le opere di manutenzione straordinaria, sia per le parti comuni dei condomini che per le singole unità abitative. Le opere di manutenzione straordinaria sono, ad esempio: installazione o sostituzione di ascensori, scale e rampe; realizzazione di servizi igienici; sostituzione degli infissi e dei serramenti con altri più efficienti; interventi di efficienza energetica, miglioramento del risparmio energetico e riduzione degli sprechi; recinzione di aree private;
  • opere di restauro, risanamento, conservazione e ristrutturazione del patrimonio edilizio, sempre per le parti comuni dei condomini e per le singole unità immobiliari. Tra queste opere le più importanti sono: eliminazione di condizioni di degrado a scopo conservativo e di contenimento; apertura di nuove porte o finestre per areare i locali; demolizione e ricostruzione fedele di un immobile; modifiche alla facciata; realizzazione e modifica di balcone, veranda o mansarda; costruzione e ampliamento di servizi igienici;
  • gli interventi di ricostruzione o ripristino di edifici danneggiati da eventi e calamità per cui è stato dichiarato lo stato di emergenza;
  • la realizzazione di posti auto (box, autorimesse, parcheggi) in zone e pertinenze anche di proprietà comune;
  • infine, per qualsiasi immobile residenziale, molti altri lavori per: eliminare le barriere architettoniche e favorire la mobilità; evitare atti illeciti (furti); eseguire la cablatura e l’isolamento dei locali; aumentare il risparmio energetico (es. installazione di pannelli solari); mettere in sicurezza parti strutturali degli edifici; bonificare dall’amianto; sostituire o ammodernare impianti per prevenire gli infortuni domestici.
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Detrazione fiscale per le ristrutturazioni: guida facile alla richiesta

Anche nel 2020 si può richiedere la detrazione fiscale per le ristrutturazioni, un bonus fino al 50% dell’imposta Irpef per alcuni interventi di ristrutturazione effettuati ed effettuabili, salvo proroga, fino alla fine dell’anno.

 

Ma in concreto come si conteggia la detrazione? Per quali interventi è ammessa? Chi può richiederla, e quali autorizzazioni sono necessarie? Ecco tutte le risposte, le informazioni necessarie e gli approfondimenti in questa guida facile alle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni.

 

Come calcolare la detrazione

Per calcolare le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni occorre considerare i diversi parametri legislativi, in particolare a seguito della più recente legge di bilancio.

 

In generale, il contribuente ha diritto a una detrazione Irpef di una parte delle spese di ristrutturazione della propria casa (in caso di singola unità abitativa) o delle parti comuni di condomini ed edifici residenziali.

 

Tale detrazione è pari al 50% delle spese sostenute per lavori effettuati fino al 31 dicembre 2020. Tale percentuale è unica, e vale per tutti i lavori di ristrutturazione e riqualificazione compatibili, purché si rispetti il tetto del limite massimo previsto per ciascun immobile, pari a 96.000 €.

 

Tra le spese sostenute sono considerate, oltre a quelle relative all’effettiva attuazione e realizzazione dei lavori, anche le altre spese relative all’ammodernamento in questione, come spese di progettazione, acquisto di materiali, messa in regola e perizie, oneri aggiuntivi ecc.

 

La detrazione fiscale viene sempre ripartita in 10 quote annuali dello stesso importo totale. Per i lavori svolti nelle parti comuni dei condomini, ogni singolo condomino, in base alla propria quota millesimale, ha diritto reale a chiedere la detrazione per la spesa da lui effettivamente sostenuta.

 

Nel caso in cui la quota annuale della detrazione sia superiore alla stessa imposta Irpef, la differenza non può essere recuperata. Nel caso in cui, per esempio, il contribuente abbia un diritto di detrazione annuale di 1.000 euro, e la sua imposta Irpef sia pari a 800 €, la differenza di 200 € non è passibile di recupero.

 

Si ricorda anche che la detrazione per la ristrutturazione edilizia non è cumulabile con altre forme di agevolazione, in particolare con l’ecobonus al 65% (l’agevolazione fiscale che si applica agli interventi di riqualificazione energetica e risparmio energetico, come l’installazione di caldaie, impianti di climatizzazione e riscaldamento, pompe di calore ecc.).

 

Chi può richiedere la detrazione?

La detrazione può essere richiesta da tutti i contribuenti che pagano l’imposta sul reddito per le persone fisiche, ossia l’Irpef, anche se non residenti nello Stato.

 

In particolare, possono richiedere la detrazione:

  • i proprietari;
  • i locatari (affittuari) o coloro che hanno in uso o in usufrutto l’immobile;
  • i soggetti con produzione di redditi, sia in forma di imprenditori individuali che in forma associata come società e imprese;
  • i familiari o i conviventi del proprietario dell’immobile, purché sia dimostrabile che hanno sostenuto del tutto o in parte le spese dei lavori (ossia se, semplicemente, sono intestatari delle fatture o dei bonifici pagati);
  • i comproprietari di un’abitazione, ciascuno in maniera proporzionale al proprio investimento;
  • gli acquirenti di un immobile per il quale hanno già registrato un compromesso di cessione;
  • i cosiddetti “condomini minimi”, ossia i locatari di un piccolo condominio privo di amministratore, indicando nelle dichiarazioni il codice fiscale del condomino che effettivamente paga per i lavori nelle parti comuni.

 

I soggetti che ne fanno richiesta possono insomma sia avere la proprietà dell’immobile in questione che essere i soli titolari di diritti di godimento dello stesso.

 

Per gli interventi nelle parti comuni dei condomini e degli edifici residenziali, le detrazioni possono essere richieste dai singoli condomini, con misure proporzionali alla quota millesimale di proprietà. L’amministratore ha il dovere di rilasciare una certificazione che attesti quant’è l’ammontare delle spese sostenute da ogni condomino.

 

Come ottenere le detrazioni sulle ristrutturazioni

A seguito delle semplificazioni legislative degli ultimi anni, per richiedere le detrazioni oggi è sufficiente indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali che identificano l’immobile oggetto dei lavori e gli estremi di registrazione dell’atto che li certifica, se i lavori sono stati effettuati dal detentore.

 

Inoltre, in via preventiva, è necessario effettuare le seguenti comunicazioni:

  • all’Azienda sanitaria locale competente per territorio, secondo le modalità stabilite dalla Regione. Occorre indicare le generalità del committente, dei lavori e della loro ubicazione, con la data di inizio dei lavori e i dati identificativi dell’impresa esecutrice, che deve assumersi gli obblighi previsti dalla normativa sulla salute e sulla sicurezza sul lavoro;
  • all’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile), allo scopo di monitoraggio e valutazione del risparmio energetico ottenuto con gli interventi. Per questo, la comunicazione può limitarsi a quei lavori che comportano risparmio energetico e uso delle fonti rinnovabili. La comunicazione deve essere fatta a mezzo dell’apposito sito web, entro un periodo di 90 giorni a far data dalla conclusione dei lavori.

 

Per poter fruire delle detrazioni è anche necessario seguire le procedure corrette in materia di esecuzione dei pagamenti.

 

In particolare, è fondamentale che siano effettuati in forma di bonifico bancario o postale, anche online tramite home banking, nel cui modello siano indicati:

  • la causale del versamento, ossia i lavori di ristrutturazione, con riferimento alla norma (articolo 16-bis del decreto D. P. R. 917/1986);
  • il codice fiscale del beneficiario della detrazione, cioè l’utente che ha richiesto i lavori;
  • il codice fiscale o il numero di partita IVA del beneficiario del pagamento, vale a dire la ditta che ha eseguito materialmente gli interventi.

 

Vi sono poi alcuni documenti da conservare, e da esibire in caso di controlli (come indicato in apposito provvedimento dell’Agenzia delle entrate datato 2 novembre 2011) da parte del contribuente che richiede e usufruisce di agevolazioni. Infatti, la documentazione potrebbe subire verifiche da parte di quegli uffici finanziari preposti al controllo sulle dichiarazioni dei redditi dei cittadini e delle imprese.

 

Si tratta:

  • della ricevuta del bonifico;
  • delle fatture o ricevute fiscali che attestino tutti i costi sostenuti per i lavori di ristrutturazione in questione. Tali documenti devono essere necessariamente intestati ai soggetti fruitori delle detrazioni;
  • della domanda di accatastamento (in caso di immobile non ancora registrato;
  • delle ricevute di avvenuto pagamento della imposta comunale (IMU sulla casa), nei casi in cui è dovuta;
  • delle delibere di approvazione dei lavori da parte dell’assemblea (ovviamente soltanto per le parti comuni degli edifici residenziali);
  • della dichiarazione di consenso del proprietario dell’edificio all’avvio dei lavori, nel caso in cui gli interventi siano stati richiesti e pagati da persone diverse dal proprietario o dai suoi familiari conviventi;
  • delle abilitazioni amministrative necessarie ai sensi delle normative sull’edilizia, comprendenti tutte le autorizzazioni e le concessioni previste.

 

Per quali interventi si possono richiedere le detrazioni

Le detrazioni possono essere richieste solo per alcune tipologie di lavoro detraibili, differenti a seconda del tipo di immobile considerato. Nello specifico, si può richiedere la detrazione per:

  • alcune opere di manutenzione ordinaria, soltanto per le parti comuni degli edifici residenziali (condomini). Tra i lavori accettati è possibile ricordare: riparazione e sostituzione delle finiture degli edifici; efficientamento degli impianti tecnologici e di fornitura; sostituzione di pavimenti e infissi; tinteggiatura di interni ed esterni; rifacimento degli intonaci; impermeabilizzazione dei tetti, e così via;
  • le opere di manutenzione straordinaria, sia per le parti comuni dei condomini che per le singole unità abitative. Le opere di manutenzione straordinaria sono, ad esempio: installazione o sostituzione di ascensori, scale e rampe; realizzazione di servizi igienici; sostituzione degli infissi e dei serramenti con altri più efficienti; interventi di efficienza energetica, miglioramento del risparmio energetico e riduzione degli sprechi; recinzione di aree private;
  • opere di restauro, risanamento, conservazione e ristrutturazione del patrimonio edilizio, sempre per le parti comuni dei condomini e per le singole unità immobiliari. Tra queste opere le più importanti sono: eliminazione di condizioni di degrado a scopo conservativo e di contenimento; apertura di nuove porte o finestre per areare i locali; demolizione e ricostruzione fedele di un immobile; modifiche alla facciata; realizzazione e modifica di balcone, veranda o mansarda; costruzione e ampliamento di servizi igienici;
  • gli interventi di ricostruzione o ripristino di edifici danneggiati da eventi e calamità per cui è stato dichiarato lo stato di emergenza;
  • la realizzazione di posti auto (box, autorimesse, parcheggi) in zone e pertinenze anche di proprietà comune;
  • infine, per qualsiasi immobile residenziale, molti altri lavori per: eliminare le barriere architettoniche e favorire la mobilità; evitare atti illeciti (furti); eseguire la cablatura e l’isolamento dei locali; aumentare il risparmio energetico (es. installazione di pannelli solari); mettere in sicurezza parti strutturali degli edifici; bonificare dall’amianto; sostituire o ammodernare impianti per prevenire gli infortuni domestici.