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Per i più diversi motivi, può accadere di dover disdire un contratto per la fornitura di elettricità. In questi casi, può essere necessario scrivere una lettera per il recesso.

 

Ma come si scrive la lettera di recesso? Quanti tipi di recessi ci sono? E quali sono i tempi e i modi? Ecco una breve guida alla lettera di disdetta con tutte le informazioni essenziali.

 

Lettera disdetta contratto: tipologie di recessi

Quando si intende recedere dal contratto di fornitura di energia elettrica, si può decidere di farlo per diverse motivazioni:

  • può darsi che il cliente abbia stipulato una nuova offerta della quale non è convinto e che, quindi, voglia esercitare il proprio diritto di recesso entro il termine previsto;
  • in alternativa, il cliente può decidere, in qualsiasi momento, di passare a una nuova offerta o a un nuovo fornitore, sia nel mercato libero che con il servizio di maggior tutela, e pertanto si trova nella condizione di dover rescindere il contratto col fornitore precedente;
  • oppure, ancora, può accadere che il consumatore debba lasciare la propria abitazione per trasferirsi in un’altra casa, e quindi voglia chiudere le utenze e, perciò, anche annullare il contratto con il proprio fornitore.

 

Ciascuna di queste tre opzioni e possibilità configura una diversa tipologia di recesso. In particolare:

  • nel primo caso, si parla appunto non di diritto di recesso ma di diritto di ripensamento;
  • nel secondo caso, si tratta di un recesso dal contratto inteso in senso stretto;
  • nel terzo caso, infine, l’operazione in questione sarebbe una vera e propria disdetta dell’utenza dell'elettricità, che richiederà poi una nuova attivazione (non un allaccio, né voltura e subentro).

 

Com’è facile immaginare, a ciascuna di queste operazioni corrispondono differenti lettere di recesso, e differenti procedure da attuare per comunicare la propria decisione al fornitore.

 

Innanzitutto, il diritto di ripensamento, in base alle condizioni legali, si può esercitare entro 14 giorni dalla sottoscrizione di un servizio (come un contratto di fornitura dell’energia elettrica, ma anche la fornitura del gas, un abbonamento a internet, una polizza assicurativa, un contratto di locazione ecc.) oppure dall’acquisto di un bene qualsiasi.

 

In questo caso, il titolare ha diritto al rimborso totale di ogni pagamento fino a quel momento (se vi è stata una spesa) e all’annullamento di ogni contratto sottoscritto; ha anche, naturalmente, il dovere di restituire ogni forma di bonus, bene o beneficio abbia fino a quel momento ricevuto grazie al contratto che intende rescindere.

 

Per quanto concerne poi il secondo caso, ovvero il recesso dal contratto di fornitura per passaggio ad altro fornitore, le normative e i regolamenti di ARERA (l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) sanciscono che non è di per sé necessario comunicare al fornitore l’intenzione di recedere.

 

È sufficiente sottoscrivere un nuovo contratto di fornitura della corrente elettrica con un altro fornitore, il quale si occuperà di informare la vecchia società di fornitura della rescissione del contratto.

 

Infine, limitatamente al terzo caso in oggetto, ossia la disdetta del contratto per la disattivazione dell’utenza, la lettera di rescissione è obbligatoria, nelle forme e nei modi (anche sostitutivi) previsti dal proprio fornitore. Va inviata con congruo preavviso, e bisogna allegare i documenti necessari e pagare quanto dovuto sulla base della Carta dei servizi dell’azienda di fornitura.

 

Lettera disdetta contratto: quando è obbligatoria

Per ciascuna delle tre categorie considerate, vi sono condizioni diverse riguardo la necessità di scrivere e inviare una lettera per la disdetta.

 

Non sempre, infatti, è richiesto di inviare una lettera; in alcuni casi, al suo posto occorre mandare un modulo precompilato messo a disposizione dal fornitore; in altri casi ancora, non c’è bisogno di inviare nulla, anche se una lettera basata su un fac-simile ordinario potrebbe essere utile. Ma analizziamo le casistiche più nel dettaglio.

 

Innanzitutto, quando occorre esercitare il diritto di ripensamento per un contratto di fornitura, si può utilizzare il modulo già presente nella documentazione allegata al contratto.

 

Il modello può variare da un operatore all’altro, ma in linea di massima deve sempre riportare le seguenti informazioni: nome, cognome, codice fiscale, data e luogo di nascita, numero di telefono, codice contratto, tipologia e indirizzo di fornitura, codice POD (il codice univoco che identifica la fornitura dell’energia elettrica e si trova in bolletta o nell’autolettura del contatore) e, naturalmente, la firma.

 

Il modulo va poi inviato a uno dei canali di contatto dell’operatore. In genere, si può scegliere tra posta ordinaria, indirizzo mail, posta elettronica certificata (PEC) o fax.

 

Per quanto riguarda il diritto di recesso, l’invio della lettera non costituisce un obbligo. Per legge, infatti, il nuovo fornitore deve informare quello vecchio della volontà del cliente di recedere dal contratto precedente.

 

Perché ciò possa avvenire, tuttavia, è necessario dare mandato al nuovo fornitore per effettuare la chiusura del contratto precedente, senza la quale non può andare a buon fine la sottoscrizione di quello nuovo. Occorre, pertanto, firmare la modulistica apposita, che fa parte della documentazione generale del contratto di fornitura.

 

Certo, è anche possibile inviare una lettera al vecchio fornitore per sollecitare la rescissione del contratto, per quanto ciò non costituisca un obbligo. In tal caso, sarebbe bene indicare tutti i dati già menzionati per il modulo del diritto di ripensamento, e specificare la propria volontà di recedere dal contratto.

 

Infine, per richiedere la disdetta della fornitura della luce è obbligatorio inviare il modulo di disdetta. Dal momento che tale modulo è diverso per ogni fornitore, dovrà essere quest’ultimo a fornirlo su richiesta; in genere, è già presente nel sito, ed è sufficiente compilare ogni sua parte con i dati anagrafici e di fornitura consueti, specificando se assieme alla disdetta, e quindi alla chiusura del contatore, si chiede anche il blocco o la rimozione dello stesso.

 

Può anche darsi, però, che per la disdetta si possa ricorrere, in alternativa, a un form online nel sito della società di fornitura: dal momento che le condizioni variano di fornitore in fornitore, è bene informarsi telefonicamente in modo preventivo.

 

Lettera disdetta contratto: le motivazioni vanno indicate?

In riferimento alle motivazioni del ripensamento, del recesso o della disdetta del contratto di rete del servizio elettrico, si può stabilire come regola generale che non è necessario fornirle, a differenza di quanto avviene coi reclami.

 

Per la legge italiana, come da delibera dell’Autorità, il diritto di ripensamento non richiede motivazioni diverse dal ripensamento stesso.

 

Così è anche per il recesso, a meno di recesso dal contratto per giusta causa, non necessita di spiegazioni, sia che lo si faccia per i consumi eccessivi in fattura, per i costi contrattuali elevati in rapporto alla potenza, per decesso, trasferimento e variazione del domicilio e così via. Lo stesso vale, a maggior ragione, per la disdetta.

 

La lettera, insomma, non deve essere informativa riguardo la motivazione: è sufficiente che comunichi la volontà di rescindere il contratto registrato.

 

Lettera disdetta contratto: modi e tempi di invio

Concentriamoci, infine, sui modi e sui tempi per inviare le lettere o i moduli di disdetta.

 

Per quel che riguarda le modalità di presentazione della lettera, queste variano a seconda del tipo di recesso cui si è interessati e della società di fornitura a cui lo si rivolge.

 

In alcuni casi può essere sufficiente un invio tramite mail oppure una comunicazione nell’area clienti del sito internet, mentre in altri casi può essere richiesto un invio a mezzo posta se non addirittura l’uso di una raccomandata con ricevuta di ritorno. È fondamentale, quindi, informarsi preventivamente presso il proprio fornitore o distributore, che potrebbe offrire apposite guide sul proprio sito o al proprio sportello.

 

Sulle tempistiche, invece, vi sono delle regole fisse. Per il diritto di ripensamento, innanzitutto, come abbiamo già detto in precedenza, il periodo massimo per poterlo richiedere è di 14 giorni lavorativi a decorrere dalla data in cui il contratto è stato sottoscritto. Oltre la scadenza di 14 giorni, sarà necessario fare un vero e proprio recesso.

 

Per esercitare il recesso, dunque, non vi sono tempi precisi per inviare la lettera, nella misura in cui si tratta di un diritto che il consumatore può esercitare quando desidera. L’unica accortezza può essere quella di preavvisare il fornitore qualche tempo prima, ma non vi è necessità di farlo.

 

Per la disdetta del contratto, infine, per alcuni fornitori potrebbe essere necessario un preavviso, a distanza di un mese e non superiore, per inviare la lettera. La cessazione della fornitura si considererà eseguita a partire dalla data di ricevimento della comunicazione del cliente.

Per i più diversi motivi, può accadere di dover disdire un contratto per la fornitura di elettricità. In questi casi, può essere necessario scrivere una lettera per il recesso.

 

Ma come si scrive la lettera di recesso? Quanti tipi di recessi ci sono? E quali sono i tempi e i modi? Ecco una breve guida alla lettera di disdetta con tutte le informazioni essenziali.

 

Lettera disdetta contratto: tipologie di recessi

Quando si intende recedere dal contratto di fornitura di energia elettrica, si può decidere di farlo per diverse motivazioni:

  • può darsi che il cliente abbia stipulato una nuova offerta della quale non è convinto e che, quindi, voglia esercitare il proprio diritto di recesso entro il termine previsto;
  • in alternativa, il cliente può decidere, in qualsiasi momento, di passare a una nuova offerta o a un nuovo fornitore, sia nel mercato libero che con il servizio di maggior tutela, e pertanto si trova nella condizione di dover rescindere il contratto col fornitore precedente;
  • oppure, ancora, può accadere che il consumatore debba lasciare la propria abitazione per trasferirsi in un’altra casa, e quindi voglia chiudere le utenze e, perciò, anche annullare il contratto con il proprio fornitore.

 

Ciascuna di queste tre opzioni e possibilità configura una diversa tipologia di recesso. In particolare:

  • nel primo caso, si parla appunto non di diritto di recesso ma di diritto di ripensamento;
  • nel secondo caso, si tratta di un recesso dal contratto inteso in senso stretto;
  • nel terzo caso, infine, l’operazione in questione sarebbe una vera e propria disdetta dell’utenza dell'elettricità, che richiederà poi una nuova attivazione (non un allaccio, né voltura e subentro).

 

Com’è facile immaginare, a ciascuna di queste operazioni corrispondono differenti lettere di recesso, e differenti procedure da attuare per comunicare la propria decisione al fornitore.

 

Innanzitutto, il diritto di ripensamento, in base alle condizioni legali, si può esercitare entro 14 giorni dalla sottoscrizione di un servizio (come un contratto di fornitura dell’energia elettrica, ma anche la fornitura del gas, un abbonamento a internet, una polizza assicurativa, un contratto di locazione ecc.) oppure dall’acquisto di un bene qualsiasi.

 

In questo caso, il titolare ha diritto al rimborso totale di ogni pagamento fino a quel momento (se vi è stata una spesa) e all’annullamento di ogni contratto sottoscritto; ha anche, naturalmente, il dovere di restituire ogni forma di bonus, bene o beneficio abbia fino a quel momento ricevuto grazie al contratto che intende rescindere.

 

Per quanto concerne poi il secondo caso, ovvero il recesso dal contratto di fornitura per passaggio ad altro fornitore, le normative e i regolamenti di ARERA (l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) sanciscono che non è di per sé necessario comunicare al fornitore l’intenzione di recedere.

 

È sufficiente sottoscrivere un nuovo contratto di fornitura della corrente elettrica con un altro fornitore, il quale si occuperà di informare la vecchia società di fornitura della rescissione del contratto.

 

Infine, limitatamente al terzo caso in oggetto, ossia la disdetta del contratto per la disattivazione dell’utenza, la lettera di rescissione è obbligatoria, nelle forme e nei modi (anche sostitutivi) previsti dal proprio fornitore. Va inviata con congruo preavviso, e bisogna allegare i documenti necessari e pagare quanto dovuto sulla base della Carta dei servizi dell’azienda di fornitura.

 

Lettera disdetta contratto: quando è obbligatoria

Per ciascuna delle tre categorie considerate, vi sono condizioni diverse riguardo la necessità di scrivere e inviare una lettera per la disdetta.

 

Non sempre, infatti, è richiesto di inviare una lettera; in alcuni casi, al suo posto occorre mandare un modulo precompilato messo a disposizione dal fornitore; in altri casi ancora, non c’è bisogno di inviare nulla, anche se una lettera basata su un fac-simile ordinario potrebbe essere utile. Ma analizziamo le casistiche più nel dettaglio.

 

Innanzitutto, quando occorre esercitare il diritto di ripensamento per un contratto di fornitura, si può utilizzare il modulo già presente nella documentazione allegata al contratto.

 

Il modello può variare da un operatore all’altro, ma in linea di massima deve sempre riportare le seguenti informazioni: nome, cognome, codice fiscale, data e luogo di nascita, numero di telefono, codice contratto, tipologia e indirizzo di fornitura, codice POD (il codice univoco che identifica la fornitura dell’energia elettrica e si trova in bolletta o nell’autolettura del contatore) e, naturalmente, la firma.

 

Il modulo va poi inviato a uno dei canali di contatto dell’operatore. In genere, si può scegliere tra posta ordinaria, indirizzo mail, posta elettronica certificata (PEC) o fax.

 

Per quanto riguarda il diritto di recesso, l’invio della lettera non costituisce un obbligo. Per legge, infatti, il nuovo fornitore deve informare quello vecchio della volontà del cliente di recedere dal contratto precedente.

 

Perché ciò possa avvenire, tuttavia, è necessario dare mandato al nuovo fornitore per effettuare la chiusura del contratto precedente, senza la quale non può andare a buon fine la sottoscrizione di quello nuovo. Occorre, pertanto, firmare la modulistica apposita, che fa parte della documentazione generale del contratto di fornitura.

 

Certo, è anche possibile inviare una lettera al vecchio fornitore per sollecitare la rescissione del contratto, per quanto ciò non costituisca un obbligo. In tal caso, sarebbe bene indicare tutti i dati già menzionati per il modulo del diritto di ripensamento, e specificare la propria volontà di recedere dal contratto.

 

Infine, per richiedere la disdetta della fornitura della luce è obbligatorio inviare il modulo di disdetta. Dal momento che tale modulo è diverso per ogni fornitore, dovrà essere quest’ultimo a fornirlo su richiesta; in genere, è già presente nel sito, ed è sufficiente compilare ogni sua parte con i dati anagrafici e di fornitura consueti, specificando se assieme alla disdetta, e quindi alla chiusura del contatore, si chiede anche il blocco o la rimozione dello stesso.

 

Può anche darsi, però, che per la disdetta si possa ricorrere, in alternativa, a un form online nel sito della società di fornitura: dal momento che le condizioni variano di fornitore in fornitore, è bene informarsi telefonicamente in modo preventivo.

 

Lettera disdetta contratto: le motivazioni vanno indicate?

In riferimento alle motivazioni del ripensamento, del recesso o della disdetta del contratto di rete del servizio elettrico, si può stabilire come regola generale che non è necessario fornirle, a differenza di quanto avviene coi reclami.

 

Per la legge italiana, come da delibera dell’Autorità, il diritto di ripensamento non richiede motivazioni diverse dal ripensamento stesso.

 

Così è anche per il recesso, a meno di recesso dal contratto per giusta causa, non necessita di spiegazioni, sia che lo si faccia per i consumi eccessivi in fattura, per i costi contrattuali elevati in rapporto alla potenza, per decesso, trasferimento e variazione del domicilio e così via. Lo stesso vale, a maggior ragione, per la disdetta.

 

La lettera, insomma, non deve essere informativa riguardo la motivazione: è sufficiente che comunichi la volontà di rescindere il contratto registrato.

 

Lettera disdetta contratto: modi e tempi di invio

Concentriamoci, infine, sui modi e sui tempi per inviare le lettere o i moduli di disdetta.

 

Per quel che riguarda le modalità di presentazione della lettera, queste variano a seconda del tipo di recesso cui si è interessati e della società di fornitura a cui lo si rivolge.

 

In alcuni casi può essere sufficiente un invio tramite mail oppure una comunicazione nell’area clienti del sito internet, mentre in altri casi può essere richiesto un invio a mezzo posta se non addirittura l’uso di una raccomandata con ricevuta di ritorno. È fondamentale, quindi, informarsi preventivamente presso il proprio fornitore o distributore, che potrebbe offrire apposite guide sul proprio sito o al proprio sportello.

 

Sulle tempistiche, invece, vi sono delle regole fisse. Per il diritto di ripensamento, innanzitutto, come abbiamo già detto in precedenza, il periodo massimo per poterlo richiedere è di 14 giorni lavorativi a decorrere dalla data in cui il contratto è stato sottoscritto. Oltre la scadenza di 14 giorni, sarà necessario fare un vero e proprio recesso.

 

Per esercitare il recesso, dunque, non vi sono tempi precisi per inviare la lettera, nella misura in cui si tratta di un diritto che il consumatore può esercitare quando desidera. L’unica accortezza può essere quella di preavvisare il fornitore qualche tempo prima, ma non vi è necessità di farlo.

 

Per la disdetta del contratto, infine, per alcuni fornitori potrebbe essere necessario un preavviso, a distanza di un mese e non superiore, per inviare la lettera. La cessazione della fornitura si considererà eseguita a partire dalla data di ricevimento della comunicazione del cliente.

Per i più diversi motivi, può accadere di dover disdire un contratto per la fornitura di elettricità. In questi casi, può essere necessario scrivere una lettera per il recesso.

 

Ma come si scrive la lettera di recesso? Quanti tipi di recessi ci sono? E quali sono i tempi e i modi? Ecco una breve guida alla lettera di disdetta con tutte le informazioni essenziali.

 

Lettera disdetta contratto: tipologie di recessi

Quando si intende recedere dal contratto di fornitura di energia elettrica, si può decidere di farlo per diverse motivazioni:

  • può darsi che il cliente abbia stipulato una nuova offerta della quale non è convinto e che, quindi, voglia esercitare il proprio diritto di recesso entro il termine previsto;
  • in alternativa, il cliente può decidere, in qualsiasi momento, di passare a una nuova offerta o a un nuovo fornitore, sia nel mercato libero che con il servizio di maggior tutela, e pertanto si trova nella condizione di dover rescindere il contratto col fornitore precedente;
  • oppure, ancora, può accadere che il consumatore debba lasciare la propria abitazione per trasferirsi in un’altra casa, e quindi voglia chiudere le utenze e, perciò, anche annullare il contratto con il proprio fornitore.

 

Ciascuna di queste tre opzioni e possibilità configura una diversa tipologia di recesso. In particolare:

  • nel primo caso, si parla appunto non di diritto di recesso ma di diritto di ripensamento;
  • nel secondo caso, si tratta di un recesso dal contratto inteso in senso stretto;
  • nel terzo caso, infine, l’operazione in questione sarebbe una vera e propria disdetta dell’utenza dell'elettricità, che richiederà poi una nuova attivazione (non un allaccio, né voltura e subentro).

 

Com’è facile immaginare, a ciascuna di queste operazioni corrispondono differenti lettere di recesso, e differenti procedure da attuare per comunicare la propria decisione al fornitore.

 

Innanzitutto, il diritto di ripensamento, in base alle condizioni legali, si può esercitare entro 14 giorni dalla sottoscrizione di un servizio (come un contratto di fornitura dell’energia elettrica, ma anche la fornitura del gas, un abbonamento a internet, una polizza assicurativa, un contratto di locazione ecc.) oppure dall’acquisto di un bene qualsiasi.

 

In questo caso, il titolare ha diritto al rimborso totale di ogni pagamento fino a quel momento (se vi è stata una spesa) e all’annullamento di ogni contratto sottoscritto; ha anche, naturalmente, il dovere di restituire ogni forma di bonus, bene o beneficio abbia fino a quel momento ricevuto grazie al contratto che intende rescindere.

 

Per quanto concerne poi il secondo caso, ovvero il recesso dal contratto di fornitura per passaggio ad altro fornitore, le normative e i regolamenti di ARERA (l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) sanciscono che non è di per sé necessario comunicare al fornitore l’intenzione di recedere.

 

È sufficiente sottoscrivere un nuovo contratto di fornitura della corrente elettrica con un altro fornitore, il quale si occuperà di informare la vecchia società di fornitura della rescissione del contratto.

 

Infine, limitatamente al terzo caso in oggetto, ossia la disdetta del contratto per la disattivazione dell’utenza, la lettera di rescissione è obbligatoria, nelle forme e nei modi (anche sostitutivi) previsti dal proprio fornitore. Va inviata con congruo preavviso, e bisogna allegare i documenti necessari e pagare quanto dovuto sulla base della Carta dei servizi dell’azienda di fornitura.

 

Lettera disdetta contratto: quando è obbligatoria

Per ciascuna delle tre categorie considerate, vi sono condizioni diverse riguardo la necessità di scrivere e inviare una lettera per la disdetta.

 

Non sempre, infatti, è richiesto di inviare una lettera; in alcuni casi, al suo posto occorre mandare un modulo precompilato messo a disposizione dal fornitore; in altri casi ancora, non c’è bisogno di inviare nulla, anche se una lettera basata su un fac-simile ordinario potrebbe essere utile. Ma analizziamo le casistiche più nel dettaglio.

 

Innanzitutto, quando occorre esercitare il diritto di ripensamento per un contratto di fornitura, si può utilizzare il modulo già presente nella documentazione allegata al contratto.

 

Il modello può variare da un operatore all’altro, ma in linea di massima deve sempre riportare le seguenti informazioni: nome, cognome, codice fiscale, data e luogo di nascita, numero di telefono, codice contratto, tipologia e indirizzo di fornitura, codice POD (il codice univoco che identifica la fornitura dell’energia elettrica e si trova in bolletta o nell’autolettura del contatore) e, naturalmente, la firma.

 

Il modulo va poi inviato a uno dei canali di contatto dell’operatore. In genere, si può scegliere tra posta ordinaria, indirizzo mail, posta elettronica certificata (PEC) o fax.

 

Per quanto riguarda il diritto di recesso, l’invio della lettera non costituisce un obbligo. Per legge, infatti, il nuovo fornitore deve informare quello vecchio della volontà del cliente di recedere dal contratto precedente.

 

Perché ciò possa avvenire, tuttavia, è necessario dare mandato al nuovo fornitore per effettuare la chiusura del contratto precedente, senza la quale non può andare a buon fine la sottoscrizione di quello nuovo. Occorre, pertanto, firmare la modulistica apposita, che fa parte della documentazione generale del contratto di fornitura.

 

Certo, è anche possibile inviare una lettera al vecchio fornitore per sollecitare la rescissione del contratto, per quanto ciò non costituisca un obbligo. In tal caso, sarebbe bene indicare tutti i dati già menzionati per il modulo del diritto di ripensamento, e specificare la propria volontà di recedere dal contratto.

 

Infine, per richiedere la disdetta della fornitura della luce è obbligatorio inviare il modulo di disdetta. Dal momento che tale modulo è diverso per ogni fornitore, dovrà essere quest’ultimo a fornirlo su richiesta; in genere, è già presente nel sito, ed è sufficiente compilare ogni sua parte con i dati anagrafici e di fornitura consueti, specificando se assieme alla disdetta, e quindi alla chiusura del contatore, si chiede anche il blocco o la rimozione dello stesso.

 

Può anche darsi, però, che per la disdetta si possa ricorrere, in alternativa, a un form online nel sito della società di fornitura: dal momento che le condizioni variano di fornitore in fornitore, è bene informarsi telefonicamente in modo preventivo.

 

Lettera disdetta contratto: le motivazioni vanno indicate?

In riferimento alle motivazioni del ripensamento, del recesso o della disdetta del contratto di rete del servizio elettrico, si può stabilire come regola generale che non è necessario fornirle, a differenza di quanto avviene coi reclami.

 

Per la legge italiana, come da delibera dell’Autorità, il diritto di ripensamento non richiede motivazioni diverse dal ripensamento stesso.

 

Così è anche per il recesso, a meno di recesso dal contratto per giusta causa, non necessita di spiegazioni, sia che lo si faccia per i consumi eccessivi in fattura, per i costi contrattuali elevati in rapporto alla potenza, per decesso, trasferimento e variazione del domicilio e così via. Lo stesso vale, a maggior ragione, per la disdetta.

 

La lettera, insomma, non deve essere informativa riguardo la motivazione: è sufficiente che comunichi la volontà di rescindere il contratto registrato.

 

Lettera disdetta contratto: modi e tempi di invio

Concentriamoci, infine, sui modi e sui tempi per inviare le lettere o i moduli di disdetta.

 

Per quel che riguarda le modalità di presentazione della lettera, queste variano a seconda del tipo di recesso cui si è interessati e della società di fornitura a cui lo si rivolge.

 

In alcuni casi può essere sufficiente un invio tramite mail oppure una comunicazione nell’area clienti del sito internet, mentre in altri casi può essere richiesto un invio a mezzo posta se non addirittura l’uso di una raccomandata con ricevuta di ritorno. È fondamentale, quindi, informarsi preventivamente presso il proprio fornitore o distributore, che potrebbe offrire apposite guide sul proprio sito o al proprio sportello.

 

Sulle tempistiche, invece, vi sono delle regole fisse. Per il diritto di ripensamento, innanzitutto, come abbiamo già detto in precedenza, il periodo massimo per poterlo richiedere è di 14 giorni lavorativi a decorrere dalla data in cui il contratto è stato sottoscritto. Oltre la scadenza di 14 giorni, sarà necessario fare un vero e proprio recesso.

 

Per esercitare il recesso, dunque, non vi sono tempi precisi per inviare la lettera, nella misura in cui si tratta di un diritto che il consumatore può esercitare quando desidera. L’unica accortezza può essere quella di preavvisare il fornitore qualche tempo prima, ma non vi è necessità di farlo.

 

Per la disdetta del contratto, infine, per alcuni fornitori potrebbe essere necessario un preavviso, a distanza di un mese e non superiore, per inviare la lettera. La cessazione della fornitura si considererà eseguita a partire dalla data di ricevimento della comunicazione del cliente.

Per i più diversi motivi, può accadere di dover disdire un contratto per la fornitura di elettricità. In questi casi, può essere necessario scrivere una lettera per il recesso.

 

Ma come si scrive la lettera di recesso? Quanti tipi di recessi ci sono? E quali sono i tempi e i modi? Ecco una breve guida alla lettera di disdetta con tutte le informazioni essenziali.

 

Lettera disdetta contratto: tipologie di recessi

Quando si intende recedere dal contratto di fornitura di energia elettrica, si può decidere di farlo per diverse motivazioni:

  • può darsi che il cliente abbia stipulato una nuova offerta della quale non è convinto e che, quindi, voglia esercitare il proprio diritto di recesso entro il termine previsto;
  • in alternativa, il cliente può decidere, in qualsiasi momento, di passare a una nuova offerta o a un nuovo fornitore, sia nel mercato libero che con il servizio di maggior tutela, e pertanto si trova nella condizione di dover rescindere il contratto col fornitore precedente;
  • oppure, ancora, può accadere che il consumatore debba lasciare la propria abitazione per trasferirsi in un’altra casa, e quindi voglia chiudere le utenze e, perciò, anche annullare il contratto con il proprio fornitore.

 

Ciascuna di queste tre opzioni e possibilità configura una diversa tipologia di recesso. In particolare:

  • nel primo caso, si parla appunto non di diritto di recesso ma di diritto di ripensamento;
  • nel secondo caso, si tratta di un recesso dal contratto inteso in senso stretto;
  • nel terzo caso, infine, l’operazione in questione sarebbe una vera e propria disdetta dell’utenza dell'elettricità, che richiederà poi una nuova attivazione (non un allaccio, né voltura e subentro).

 

Com’è facile immaginare, a ciascuna di queste operazioni corrispondono differenti lettere di recesso, e differenti procedure da attuare per comunicare la propria decisione al fornitore.

 

Innanzitutto, il diritto di ripensamento, in base alle condizioni legali, si può esercitare entro 14 giorni dalla sottoscrizione di un servizio (come un contratto di fornitura dell’energia elettrica, ma anche la fornitura del gas, un abbonamento a internet, una polizza assicurativa, un contratto di locazione ecc.) oppure dall’acquisto di un bene qualsiasi.

 

In questo caso, il titolare ha diritto al rimborso totale di ogni pagamento fino a quel momento (se vi è stata una spesa) e all’annullamento di ogni contratto sottoscritto; ha anche, naturalmente, il dovere di restituire ogni forma di bonus, bene o beneficio abbia fino a quel momento ricevuto grazie al contratto che intende rescindere.

 

Per quanto concerne poi il secondo caso, ovvero il recesso dal contratto di fornitura per passaggio ad altro fornitore, le normative e i regolamenti di ARERA (l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) sanciscono che non è di per sé necessario comunicare al fornitore l’intenzione di recedere.

 

È sufficiente sottoscrivere un nuovo contratto di fornitura della corrente elettrica con un altro fornitore, il quale si occuperà di informare la vecchia società di fornitura della rescissione del contratto.

 

Infine, limitatamente al terzo caso in oggetto, ossia la disdetta del contratto per la disattivazione dell’utenza, la lettera di rescissione è obbligatoria, nelle forme e nei modi (anche sostitutivi) previsti dal proprio fornitore. Va inviata con congruo preavviso, e bisogna allegare i documenti necessari e pagare quanto dovuto sulla base della Carta dei servizi dell’azienda di fornitura.

 

Lettera disdetta contratto: quando è obbligatoria

Per ciascuna delle tre categorie considerate, vi sono condizioni diverse riguardo la necessità di scrivere e inviare una lettera per la disdetta.

 

Non sempre, infatti, è richiesto di inviare una lettera; in alcuni casi, al suo posto occorre mandare un modulo precompilato messo a disposizione dal fornitore; in altri casi ancora, non c’è bisogno di inviare nulla, anche se una lettera basata su un fac-simile ordinario potrebbe essere utile. Ma analizziamo le casistiche più nel dettaglio.

 

Innanzitutto, quando occorre esercitare il diritto di ripensamento per un contratto di fornitura, si può utilizzare il modulo già presente nella documentazione allegata al contratto.

 

Il modello può variare da un operatore all’altro, ma in linea di massima deve sempre riportare le seguenti informazioni: nome, cognome, codice fiscale, data e luogo di nascita, numero di telefono, codice contratto, tipologia e indirizzo di fornitura, codice POD (il codice univoco che identifica la fornitura dell’energia elettrica e si trova in bolletta o nell’autolettura del contatore) e, naturalmente, la firma.

 

Il modulo va poi inviato a uno dei canali di contatto dell’operatore. In genere, si può scegliere tra posta ordinaria, indirizzo mail, posta elettronica certificata (PEC) o fax.

 

Per quanto riguarda il diritto di recesso, l’invio della lettera non costituisce un obbligo. Per legge, infatti, il nuovo fornitore deve informare quello vecchio della volontà del cliente di recedere dal contratto precedente.

 

Perché ciò possa avvenire, tuttavia, è necessario dare mandato al nuovo fornitore per effettuare la chiusura del contratto precedente, senza la quale non può andare a buon fine la sottoscrizione di quello nuovo. Occorre, pertanto, firmare la modulistica apposita, che fa parte della documentazione generale del contratto di fornitura.

 

Certo, è anche possibile inviare una lettera al vecchio fornitore per sollecitare la rescissione del contratto, per quanto ciò non costituisca un obbligo. In tal caso, sarebbe bene indicare tutti i dati già menzionati per il modulo del diritto di ripensamento, e specificare la propria volontà di recedere dal contratto.

 

Infine, per richiedere la disdetta della fornitura della luce è obbligatorio inviare il modulo di disdetta. Dal momento che tale modulo è diverso per ogni fornitore, dovrà essere quest’ultimo a fornirlo su richiesta; in genere, è già presente nel sito, ed è sufficiente compilare ogni sua parte con i dati anagrafici e di fornitura consueti, specificando se assieme alla disdetta, e quindi alla chiusura del contatore, si chiede anche il blocco o la rimozione dello stesso.

 

Può anche darsi, però, che per la disdetta si possa ricorrere, in alternativa, a un form online nel sito della società di fornitura: dal momento che le condizioni variano di fornitore in fornitore, è bene informarsi telefonicamente in modo preventivo.

 

Lettera disdetta contratto: le motivazioni vanno indicate?

In riferimento alle motivazioni del ripensamento, del recesso o della disdetta del contratto di rete del servizio elettrico, si può stabilire come regola generale che non è necessario fornirle, a differenza di quanto avviene coi reclami.

 

Per la legge italiana, come da delibera dell’Autorità, il diritto di ripensamento non richiede motivazioni diverse dal ripensamento stesso.

 

Così è anche per il recesso, a meno di recesso dal contratto per giusta causa, non necessita di spiegazioni, sia che lo si faccia per i consumi eccessivi in fattura, per i costi contrattuali elevati in rapporto alla potenza, per decesso, trasferimento e variazione del domicilio e così via. Lo stesso vale, a maggior ragione, per la disdetta.

 

La lettera, insomma, non deve essere informativa riguardo la motivazione: è sufficiente che comunichi la volontà di rescindere il contratto registrato.

 

Lettera disdetta contratto: modi e tempi di invio

Concentriamoci, infine, sui modi e sui tempi per inviare le lettere o i moduli di disdetta.

 

Per quel che riguarda le modalità di presentazione della lettera, queste variano a seconda del tipo di recesso cui si è interessati e della società di fornitura a cui lo si rivolge.

 

In alcuni casi può essere sufficiente un invio tramite mail oppure una comunicazione nell’area clienti del sito internet, mentre in altri casi può essere richiesto un invio a mezzo posta se non addirittura l’uso di una raccomandata con ricevuta di ritorno. È fondamentale, quindi, informarsi preventivamente presso il proprio fornitore o distributore, che potrebbe offrire apposite guide sul proprio sito o al proprio sportello.

 

Sulle tempistiche, invece, vi sono delle regole fisse. Per il diritto di ripensamento, innanzitutto, come abbiamo già detto in precedenza, il periodo massimo per poterlo richiedere è di 14 giorni lavorativi a decorrere dalla data in cui il contratto è stato sottoscritto. Oltre la scadenza di 14 giorni, sarà necessario fare un vero e proprio recesso.

 

Per esercitare il recesso, dunque, non vi sono tempi precisi per inviare la lettera, nella misura in cui si tratta di un diritto che il consumatore può esercitare quando desidera. L’unica accortezza può essere quella di preavvisare il fornitore qualche tempo prima, ma non vi è necessità di farlo.

 

Per la disdetta del contratto, infine, per alcuni fornitori potrebbe essere necessario un preavviso, a distanza di un mese e non superiore, per inviare la lettera. La cessazione della fornitura si considererà eseguita a partire dalla data di ricevimento della comunicazione del cliente.

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Lettera di disdetta contratto di energia elettrica: come scriverla

Per i più diversi motivi, può accadere di dover disdire un contratto per la fornitura di elettricità. In questi casi, può essere necessario scrivere una lettera per il recesso.

 

Ma come si scrive la lettera di recesso? Quanti tipi di recessi ci sono? E quali sono i tempi e i modi? Ecco una breve guida alla lettera di disdetta con tutte le informazioni essenziali.

 

Lettera disdetta contratto: tipologie di recessi

Quando si intende recedere dal contratto di fornitura di energia elettrica, si può decidere di farlo per diverse motivazioni:

  • può darsi che il cliente abbia stipulato una nuova offerta della quale non è convinto e che, quindi, voglia esercitare il proprio diritto di recesso entro il termine previsto;
  • in alternativa, il cliente può decidere, in qualsiasi momento, di passare a una nuova offerta o a un nuovo fornitore, sia nel mercato libero che con il servizio di maggior tutela, e pertanto si trova nella condizione di dover rescindere il contratto col fornitore precedente;
  • oppure, ancora, può accadere che il consumatore debba lasciare la propria abitazione per trasferirsi in un’altra casa, e quindi voglia chiudere le utenze e, perciò, anche annullare il contratto con il proprio fornitore.

 

Ciascuna di queste tre opzioni e possibilità configura una diversa tipologia di recesso. In particolare:

  • nel primo caso, si parla appunto non di diritto di recesso ma di diritto di ripensamento;
  • nel secondo caso, si tratta di un recesso dal contratto inteso in senso stretto;
  • nel terzo caso, infine, l’operazione in questione sarebbe una vera e propria disdetta dell’utenza dell'elettricità, che richiederà poi una nuova attivazione (non un allaccio, né voltura e subentro).

 

Com’è facile immaginare, a ciascuna di queste operazioni corrispondono differenti lettere di recesso, e differenti procedure da attuare per comunicare la propria decisione al fornitore.

 

Innanzitutto, il diritto di ripensamento, in base alle condizioni legali, si può esercitare entro 14 giorni dalla sottoscrizione di un servizio (come un contratto di fornitura dell’energia elettrica, ma anche la fornitura del gas, un abbonamento a internet, una polizza assicurativa, un contratto di locazione ecc.) oppure dall’acquisto di un bene qualsiasi.

 

In questo caso, il titolare ha diritto al rimborso totale di ogni pagamento fino a quel momento (se vi è stata una spesa) e all’annullamento di ogni contratto sottoscritto; ha anche, naturalmente, il dovere di restituire ogni forma di bonus, bene o beneficio abbia fino a quel momento ricevuto grazie al contratto che intende rescindere.

 

Per quanto concerne poi il secondo caso, ovvero il recesso dal contratto di fornitura per passaggio ad altro fornitore, le normative e i regolamenti di ARERA (l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) sanciscono che non è di per sé necessario comunicare al fornitore l’intenzione di recedere.

 

È sufficiente sottoscrivere un nuovo contratto di fornitura della corrente elettrica con un altro fornitore, il quale si occuperà di informare la vecchia società di fornitura della rescissione del contratto.

 

Infine, limitatamente al terzo caso in oggetto, ossia la disdetta del contratto per la disattivazione dell’utenza, la lettera di rescissione è obbligatoria, nelle forme e nei modi (anche sostitutivi) previsti dal proprio fornitore. Va inviata con congruo preavviso, e bisogna allegare i documenti necessari e pagare quanto dovuto sulla base della Carta dei servizi dell’azienda di fornitura.

 

Lettera disdetta contratto: quando è obbligatoria

Per ciascuna delle tre categorie considerate, vi sono condizioni diverse riguardo la necessità di scrivere e inviare una lettera per la disdetta.

 

Non sempre, infatti, è richiesto di inviare una lettera; in alcuni casi, al suo posto occorre mandare un modulo precompilato messo a disposizione dal fornitore; in altri casi ancora, non c’è bisogno di inviare nulla, anche se una lettera basata su un fac-simile ordinario potrebbe essere utile. Ma analizziamo le casistiche più nel dettaglio.

 

Innanzitutto, quando occorre esercitare il diritto di ripensamento per un contratto di fornitura, si può utilizzare il modulo già presente nella documentazione allegata al contratto.

 

Il modello può variare da un operatore all’altro, ma in linea di massima deve sempre riportare le seguenti informazioni: nome, cognome, codice fiscale, data e luogo di nascita, numero di telefono, codice contratto, tipologia e indirizzo di fornitura, codice POD (il codice univoco che identifica la fornitura dell’energia elettrica e si trova in bolletta o nell’autolettura del contatore) e, naturalmente, la firma.

 

Il modulo va poi inviato a uno dei canali di contatto dell’operatore. In genere, si può scegliere tra posta ordinaria, indirizzo mail, posta elettronica certificata (PEC) o fax.

 

Per quanto riguarda il diritto di recesso, l’invio della lettera non costituisce un obbligo. Per legge, infatti, il nuovo fornitore deve informare quello vecchio della volontà del cliente di recedere dal contratto precedente.

 

Perché ciò possa avvenire, tuttavia, è necessario dare mandato al nuovo fornitore per effettuare la chiusura del contratto precedente, senza la quale non può andare a buon fine la sottoscrizione di quello nuovo. Occorre, pertanto, firmare la modulistica apposita, che fa parte della documentazione generale del contratto di fornitura.

 

Certo, è anche possibile inviare una lettera al vecchio fornitore per sollecitare la rescissione del contratto, per quanto ciò non costituisca un obbligo. In tal caso, sarebbe bene indicare tutti i dati già menzionati per il modulo del diritto di ripensamento, e specificare la propria volontà di recedere dal contratto.

 

Infine, per richiedere la disdetta della fornitura della luce è obbligatorio inviare il modulo di disdetta. Dal momento che tale modulo è diverso per ogni fornitore, dovrà essere quest’ultimo a fornirlo su richiesta; in genere, è già presente nel sito, ed è sufficiente compilare ogni sua parte con i dati anagrafici e di fornitura consueti, specificando se assieme alla disdetta, e quindi alla chiusura del contatore, si chiede anche il blocco o la rimozione dello stesso.

 

Può anche darsi, però, che per la disdetta si possa ricorrere, in alternativa, a un form online nel sito della società di fornitura: dal momento che le condizioni variano di fornitore in fornitore, è bene informarsi telefonicamente in modo preventivo.

 

Lettera disdetta contratto: le motivazioni vanno indicate?

In riferimento alle motivazioni del ripensamento, del recesso o della disdetta del contratto di rete del servizio elettrico, si può stabilire come regola generale che non è necessario fornirle, a differenza di quanto avviene coi reclami.

 

Per la legge italiana, come da delibera dell’Autorità, il diritto di ripensamento non richiede motivazioni diverse dal ripensamento stesso.

 

Così è anche per il recesso, a meno di recesso dal contratto per giusta causa, non necessita di spiegazioni, sia che lo si faccia per i consumi eccessivi in fattura, per i costi contrattuali elevati in rapporto alla potenza, per decesso, trasferimento e variazione del domicilio e così via. Lo stesso vale, a maggior ragione, per la disdetta.

 

La lettera, insomma, non deve essere informativa riguardo la motivazione: è sufficiente che comunichi la volontà di rescindere il contratto registrato.

 

Lettera disdetta contratto: modi e tempi di invio

Concentriamoci, infine, sui modi e sui tempi per inviare le lettere o i moduli di disdetta.

 

Per quel che riguarda le modalità di presentazione della lettera, queste variano a seconda del tipo di recesso cui si è interessati e della società di fornitura a cui lo si rivolge.

 

In alcuni casi può essere sufficiente un invio tramite mail oppure una comunicazione nell’area clienti del sito internet, mentre in altri casi può essere richiesto un invio a mezzo posta se non addirittura l’uso di una raccomandata con ricevuta di ritorno. È fondamentale, quindi, informarsi preventivamente presso il proprio fornitore o distributore, che potrebbe offrire apposite guide sul proprio sito o al proprio sportello.

 

Sulle tempistiche, invece, vi sono delle regole fisse. Per il diritto di ripensamento, innanzitutto, come abbiamo già detto in precedenza, il periodo massimo per poterlo richiedere è di 14 giorni lavorativi a decorrere dalla data in cui il contratto è stato sottoscritto. Oltre la scadenza di 14 giorni, sarà necessario fare un vero e proprio recesso.

 

Per esercitare il recesso, dunque, non vi sono tempi precisi per inviare la lettera, nella misura in cui si tratta di un diritto che il consumatore può esercitare quando desidera. L’unica accortezza può essere quella di preavvisare il fornitore qualche tempo prima, ma non vi è necessità di farlo.

 

Per la disdetta del contratto, infine, per alcuni fornitori potrebbe essere necessario un preavviso, a distanza di un mese e non superiore, per inviare la lettera. La cessazione della fornitura si considererà eseguita a partire dalla data di ricevimento della comunicazione del cliente.